Carola Rackete trasferita “in un luogo sicuro” dopo minacce

La capitana della Sea Watch, Carola Rackete, dovrà restare in Italia almeno fino al 9 luglio, giorno in cui sarà interrogata dai pm che le contestano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Procura ha infatti negato il nulla osta che avrebbe reso esecutivo il provvedimento di allontanamento emesso dal prefetto di Agrigento. Dunque, per il momento, la capitana della Sea Watch non sarà espulsa dall’Italia e dovrà recarsi davanti ai pm di Agrigento per rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, “ultimo” capo d’accusa ancora in piedi dopo che il Gip aveva smontato le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra.

Solo qualche minuto prima, invece, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel polemizzare contro la decisione del Gip di Agrigento, aveva lasciato intendere di voler espellere la capitana: “Vediamo se un giudice ci permetterà di accompagnarla educatamente su un aereo in direzione Berlino. La speranza è l’ultima a morire. Lei ha infranto le leggi, ha messo a rischio la vita di alcuni militari e ora è libera: che se ne torni in Germania a fare danni”. Con una diretta su Facebook, il ministro dell’Interno aveva ribadito la sua irritazione per una sentenza che considera “politica” e “sbagliata nel merito”, un “pessimo precedente che fa piangere gli italiani”, invitando il Gip Vella a togliere la toga ed entrare in politica.

Germania soddisfatta della liberazione

“Accogliamo con grande favore la liberazione della signora Rackete” e “continueremo a osservare la situazione con grande attenzione”, ha invece detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. “Consideriamo le minacce e le parole d’odio contro chi salva le vite in mare, come quelle diffuse in rete, inaccettabili”, ha proseguito un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. 

Le Ong contro il decreto Sicurezza bis

Intanto oggi le ong hanno deciso di disertare l’audizione davanti alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, per solidarietà con la Sea Watch che è stata esclusa. “Salvare vite in mare è un dovere non un crimine”, dicono la stessa Sea Watch, Mediterranea, MSF, Open Arms e Tavolo Asilo. Le ong contestano il decreto Sicurezza bis. “Limitare i diritti dei rifugiati e richiedenti asilo è sbagliato. Il presupposto di straordinarietà ed emergenza, alla base del decreto, è fuori luogo: l’Italia è il Paese che accoglie meno rifugiati in Europa, così come l’Ue nel mondo”, ha detto Filippo Miraglia di Tavolo Asilo, denunciando le persecuzioni a danno di chi aiuta i migranti, “al pari delle persecuzioni naziste”. Vari i punti di incostituzionalità che il testo conterrebbe secondo le ong, tra cui il finanziamento delle forze di sicurezza libiche, “che compiono violazioni dei diritti”.
“Il decreto ha il palese obiettivo di impedire i soccorsi in mare”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, preoccupato anche per l’articolo 12 che prevede fondi per i Paesi che accettano i rimpatri. Molti migranti, ricordano le ong, fuggono da regimi autoritari o dove rischiano persecuzioni. Per Open Arms solleva perplessità anche la norma che assegna al ministro dell’Interno l’ultima parola sul traffico o sull’attracco di navi non militari. 

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