MotoGP Ducati-Austria: IV Sigillo

Dovi credici (Guido Meda dixit). E credendoci si riesce a realizzare quello che sulla carta sembra impossibile. Il quarto trionfo consecutivo della Ducati e il secondo di Andrea Dovizioso a Zeltweg, suona più come un’impresa che un dominio indiscusso. Gode il forlivese ( che ritrova la vittoria dalla gara inaugurale della stagione in Qatar) ma gode anche la Ducati che ritorna ad avere un’affermazione che mancava da due mesi, quando al Mugello fu Danilo Petrucci a portare la Desmosedici sul gradino più alto del podio. Ieri in Austria è sembrata di rivedere la gara del 2017. Due anni fa come ieri pomeriggio, di analogo è emerso che sia Andrea Dovizioso come Marc Marquez hanno dato vita ad una lotta fratricida risoltasi all’ultima curva. Il duello iniziato a 9 giri dalla fine, ha prima visto il sorpasso in maniera perfetta, pulita e precisa del Dovi su Marquez, dopodiché è stata perentoria la risposta dello spagnolo sul forlivese prima del capolavoro inventato dal Dovi all’ultima staccata. Il merito del forlivese è stato sopratutto nell’averci creduto, nel non aver mollato e di aver azzeccato quel sorpasso-capolavoro sullo spagnolo della Honda all’ultima curva che gli ha permesso di andare a conquistare la seconda vittoria della stagione. Peccato però che abbia avuto solo un valore simbolico, perché i 58 punti di ritardo da Marquez nella classifica iridata non autorizzano assolutamente a coltivare delle residue speranze nella testa del pilota forlivese nel tentativo di ricucire il gap da maiorchino Marc. La straordinaria costanza di risultati del campione del mondo non permette al Dovi e alla Ducati di fare programmi azzardati, ma di pensare più a conservare il secondo posto nel Mondiale piloti per il terzo anno consecutivo. Non il massimo visto che a Borgo Panigale, ad inizio stagione, si era partiti con l’obiettivo di riportare il titolo mondiale dodici anni dopo Casey Stoner. Una magra consolazione se invece si analizza che la Ducati si sta scontrando e sta perdendo il confronto con quello che in questo momento è uno dei fenomeni più grandi della storia del Motomondiale. L’impressione è che al Dovi manchi ancora quel qualcosa in più per poter essere sempre li con Marc in lotta per la vittoria in ogni singola gara. Se il talento non si compra né al bar ne al supermercato, la costanza di risultati può tranquillamente essere acquisita, di anno in anno, nella carriera di un pilota. Nel caso del Dovi è evidente però il concetto di discontinuità, perché non si può iniziare la stagione con la vittoria in Qatar e il terzo posto in Argentina, per poi avere delle gare anonime con in mezzo solo i due secondi posti di Le Mans e Brno e il terzo del Mugello come risultati eclatanti. Al di là di tutto questo, la seconda affermazione del Dovi in terra austriaca può rappresentare il viatico verso una parte finale di stagione da protagonista. Il Mondiale è sfumato! è vero, però la sensazione è che ieri si sia rivisto il Dovi combattivo e mai domo, che non ha avuto paura di sfidare Marquez fino all’ultima curva dell’ultimo giro e di avere nella tenacia e nel carattere due componenti importanti per sopperire al gap evidente che esiste con Marquez dal punto di vista del talento. A Silverstone (il 25 Agosto) per il Dovi è quindi in arrivo un’altra tappa per cercare di battere ancora una volta Marquez nella corsa singola.Di analogo c’è che anche nel 2017 Andrea vinse prima in Austria per poi ripetersi in terra inglese due settimane dopo. La cabala verrà rispettata nel 2019 ? Staremo a vedere.

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