SILVER MOON – Argento vivo

AMERICANA

Non ho mai amato fino in fondo questa definizione di genere musicale, ma devo ammettere che nessun’altra è più indicata per riassumere in un solo termine la musica di Jono Manson.

Quel miscuglio che ha caratterizzato tutta la sua vita artistica, dove il Rock’n’Roll ha un ruolo predominante, e si accompagna a Blues, Country, R&B, Folk, Roots Rock.

Alla soglia dei 60 anni, Manson ha a che fare con la musica da circa 50, e quasi a suggellare una carriera impreziosita da infinite collaborazioni (tanto per citare solo quelle di casa nostra, Mandolin Brothers, Gang, Andrea Parodi, Massimiliano Larocca, Massimo Bubola, Stefano Barotti, Marco Corrao e tantissimi altri…), si regala (e ci regala) un disco con numerosi e prestigiosi ospiti (su tutti direi Warren Haynes e Terry Allen, gli altri li vedremo brano per brano), ma una menzione è d’obbligo, tra i suoi musicisti, anche per le tastiere e gli organi di Jason Crosby.

In “Silver moon”, Jono conferma la sua abilità a imbastire melodie e fraseggi che rimangono in mente, ma mai banali, così come non sono mai banali le sue chitarre, elettriche od acustiche, e quelle dei suoi ospiti.

Il disco si apre con “Home again to you”, con David Berkeley; un classico rock con chitarre e mandolini a tessere un Jingle Jangle piacevole.

Segue “Only a dream”, una ballata con chitarre ancora in evidenza, e la presenza delicata di James Maddock alle seconde voci.

Nella title track troviamo Warren Haynes, e la temperatura sale; grandi chitarre, organo imponente, Southern Rock ad alti livelli; quello che si definisce “un pezzone”!

In “Loved me into loving again” troviamo i fiati a punteggiare un Rhythm And Blues che Joan Osborne impreziosisce col suo canto.

“I have a heart”, con Eric “Roscoe” Ambel, è un classico rock, una perfetta road song che fa venire alla mente lo stereotipo delle strade diritte e polverose, con un ritornello impetuoso.

Con “I believe” si rallenta un attimo; ballata avvolgente, più spirituale, ma il piglio è sempre rock e le chitarre non mancano mai, così come un organo delicato e quasi mistico.

Ma è solo un attimo, perché in “I’m a pig” le chitarre tornano ad infiammarsi, puro rock blues con la presenza di Eric Schenkman.

E questa “infiammazione” rimane alta con “Shooter”, dove troviamo il nostro Paolo Bonfanti, per un’altra ballata in cui rock e blues si sposano, alla presenza, manco a dirlo, di chitarre taglienti che penetrano nell’anima, a supporto di un testo importante.

“The christian thing” vede la presenza di Terry Allen e Eliza Gilkyson; torna l’organo ma in maniera più presente, insieme alla slide, e un altro testo intimista e spirituale; voci splendide, per un pezzo in puro stile Americana, un country quasi tendente al gospel…

“Face the music”, con Eric McFadden, è Rock, quasi rock ‘n’ roll, nel suo stile classico, con le onnipresenti chitarre e un piano boogie.

“Everything that’s old” scorre liscia, leggera, con ottima strumentazione compreso ancora l’organo.

Così come “Every once in a while”, con Jay Boy Adams, una ballata dall’aria country con chitarra e fisa.

E si chiude in bellezza, con “The wrong angel”; torna Paolo Bonfanti, e torna il Blues.

Un gran bel lavoro, sotto tutti i punti di vista.

La sensazione che ti rimane, dopo 13 brani e quasi 50 minuti di musica, è di volerne ancora.

La capacità di scrittura di Jono Manson, unita al supporto degli straordinari ospiti ed alla bravura dei suoi musicisti, ha generato un prodotto di notevole qualità che non vedi l’ora di riascoltare.

Consigliatissimo!!!

Rino Bonina

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