Europa, emergenza coronavirus. C’è l’ok per il Recovery Fund.

I leader dell’Ue hanno incaricato la Commissione europea di presentare la sua proposta sul Recovery Fund legato al bilancio Ue entro il 6 maggio. E’ quanto emerge al termine del Vertice Ue ma restano distanti le posizioni dei leader europei. Angela Merkel ha espresso disaccordo su come finanziare il Recovery Fund, “se con sussidi o prestiti”, ha detto, ma una cosa è chiara, e cioè che il fondo sarà collegata al prossimo bilancio europeo per i prossimi sette anni.

“Questo – ha sottolineato la cancelliera tedesca significa per la Germania che noi dobbiamo essere disponibili a contributi di bilancio più alti di quanto avevamo messo in conto nell’ultima trattativa. La cancelliera ha sottolineato che questo “è giusto”. Mes, Sure e Bei operativi da giugno e ora ok al principio del Recovery Fund ‘urgente’, come aveva chiesto l’Italia, anche se con tutti i dettagli ancora da definire a cui lavorerà la Commissione nelle prossime settimane.

“L’Italia – commenta il premier Giuseppe Conte – è in prima fila a chiedere il Recovery Fund. Uno strumento del genere era impensabile fino a adesso e renderà la risposta europea più solida e coordinata. Grandi progressi – aggiunge Conte – impensabili fino a poche settimane fa, all’esito del Consiglio Europeo appena terminato: i 27 Paesi riconoscono la necessità di introdurre uno strumento innovativo, da varare urgentemente, per assicurare una ripresa europea che non lasci indietro nessuno”.

Dopo che l’esecutivo di Ursula von der Leyen avrà messo sul tavolo il suo piano (che secondo un documento interno dovrebbe essere composto da diversi strumenti finanziari per generare 2.000 miliardi di euro di investimenti, prestiti e spese) saranno discusse le caratteristiche, le finalità, il finanziamento e le dimensioni del Fondo. E su gran parte di questi punti le posizioni dei governi restano distanti.

Per Conte la dotazione del fondo dovrebbe essere di 1.500 miliardi e fornire agli stati non solo prestiti ma anche finanziamenti a fondo perduto. Il presidente francese, Emmanuel Macron, saluta come un passo avanti la richiesta di un risposta rapida e forte, ma aggiunge che “ci sono disaccordi che restano sui meccanismi. Servono trasferimenti di risorse verso i Paesi Ue più colpiti da questa crisi, non dei prestiti”, aggiunge il presidente francese.

Sul punto la posizione francese si salda con quella italiana e spagnola: il fronte sud chiede che il Fondo finanzi non dei prestiti agli Stati ma dei trasferimentì a fondo perduto. Ma il blocco nord (Olanda, Germania, Austria e Svezia) rimane contrario. Ursula von der Leyen assicura che si cercherà un “equilibrio”.

Così come resta vaga la dimensione finanziaria del Recovery Fund anche se la stessa presidente della Commissione promette che si parla di “migliaia di miliardi e non di miliardi”. Ma anche la cifra è ancora da negoziare. Inoltre non sono ancora sul tavolo i tempi e la durata. Un Eurogruppo sarà convocato entro le prossime due settimane e i ministri delle Finanze cercheranno di avvicinare le posizioni.

“Ci sono sensibilità diverse ma sono ottimista”, dice il presidente del consiglio europeo, Charles Michel che rassicura Conte che ha parlato della crisi in atto come di una vera “emergenza politica”. “Dimostreremo ai cittadini italiani che l’Europa c’è”, ha detto Michel. Palla dunque di nuovo all’Eurogruppo prima, alla Commissione poi e infine ad un nuovo vertice dei leader che, se si trovasse un’intesa che oggi appare lontata, potrebbe essere convocato prima della data del consiglio ordinario di fine giugno. Il vertice di oggi infine, ha dato il via libera.

Come previsto, alle prime tre gambe del pacchetto Ue di risposta alla pandemia: sì dunque alla linea di prestiti del Mes agli Stati che ne faranno richesta (240 miliardi), al fondo SURE contro la disoccupazione (100 miliardi) e ai prestiti alle imprese garantiti dalla Bei (200 miliardi) Tutti questi strumenti saranno operativi dal primo giugno.

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