L’aborto farmacologico diventa fai da te.

L’annuncio (via tweet) del ministro

Non sarà obbligatorio il ricovero di 3 giorni per chi vorrà sottoporsi ad un aborto con pillola, la Ru486. Il trattamento verrà infatti effettuato in day hospital, con la paziente che giungerà nella struttura al mattino, poi al pomeriggio/sera verrà dimessa. La Ru486 si potrà quindi assumere senza ricovero, fino alla nona settimana di gravidanza – prorogando il termine delle sette settimane previsto finora. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha aggiornato così dopo dieci anni le nuove linee guida sulla pillola abortiva Ru486.

Cos’è

La RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco ( in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica, entro i primi 49 giorni di amenorrea; il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia Radicale solo nel 2009.

RU486: nel mondo

Attualmente è in uso in tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad eccezione della Polonia e della Lituania, oltre che dell’Irlanda e di Malta (paesi nei quali l’aborto è vietato).

Per quanto attiene il resto del mondo, come nell’UE anche negli Usa, in molti paesi dell’Europa dell’est, in India, in Cina e in quasi tutti i Paesi dove l’aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo, che è considerato sicuro ed efficace dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le nuove linee guida, nel rispetto della 194

«Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese». Cosi il ministro della Salute Roberto Speranza in un post su fb. La decisione arriva a seguito del parere chiesto all’Isituto superiore di Sanità dopo l’ondata di proteste per il provvedimento approvato a giugno della giunta leghista in Umbria, che ha deciso lo stop all’aborto farmacologico in day-hospital revocando una delibera regionale del 2019. Le direttive approvate già dieci anni fa dal ministero consigliavano infatti tre giorni di ricovero per la paziente che assumeva la pillola abortiva, lasciando però la scelta alle Regioni che nella maggior parte dei casi hanno optato per la somministrazione ambulatoriale. E, dunque, senza ricoverare la donna che voleva interrompere la gravidanza.

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