“Vorrei che al presidente Nello Musumeci arrivasse il mio abbraccio virtuale perché sulla storia dei fischi, tra celia e analisi, io un sospetto ce l’ho. I siciliani sono romantici, nostalgici e platealmente teatranti, amano le sceneggiature complesse e quindi non potevano farsi sfuggire l’occasione di Taormina, cioè diventare tutti protagonisti in uno dei teatri più belli del mondo, per apparire nostalgici dei tre presidenti che lo hanno preceduto. Vale la pena infatti ricordare che da quando esiste il voto diretto del popolo, i siciliani hanno eletto in ordine cronologico Salvatore Cuffaro, Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Cioè nei 16 anni che hanno preceduto Musumeci il popolo ha avuto presidenti della regione che sulle cronache ci sono finiti per arresti, carcere, processi in cui sono finiti perfino cose di un certo livello pruriginoso come lo “sbiancamento anale”, ma anche cose più di tradizione come il voto di scambio e mafia. Musumeci merita applausi per quanto fatto da presidente? Lo ammetto. Non lo so, non seguo la politica siciliana da vicino da molti anni ormai. Ma ricordo bene come i siciliani votano, lo hanno confermato anche ultimamente, è un’altra la politica che amano. E quindi vengo al sospetto: io sono un lettore, cioè leggo libri, tanti, lo ammetto. E ormai siamo una specie di tribù in una riserva, abbiamo tutti le stesse facce e le stesse espressioni. In una platea come il Taobuk, manifestazione sulla quale ci sarebbe da parlare ore, ma sempre di libri si tratta, chi è quel lettore che si alza e fischia? Può essere che ci fosse qualcosa di organizzato da quei galantuomini degli amici di Musumeci, che non vedono l’ora di toglierselo dalle scatole uno così? Cioè preparare dieci persone che hanno il mandato di fischiare alla prima circostanza utile, con l’effetto naturale di trascinare poi tutti gli altri nell’istinto più naturale dell’uomo, in Sicilia è una opzione. La mia, lo ammetto, è la supposizione di uno che, sebbene in esilio, sempre siciliano è. Quindi anche io sospettoso, permaloso e con il senso del teatro. Poi siccome è il mio mestiere e ci tengo a farlo sapere a Musumeci e a tutti i politici: in comunicazione la prima regola per un politico è non parlare in manifestazioni pubbliche, sportive, spettacoli, eventi etc. Peraltro con quei giganti di comicità di Ficarra e Picone, che sono intelligenti, scanzonati, irriverenti, esilaranti, insomma fossi il fratello di Musumeci gli direi “ma cu ti potta, stai mutu”. Parlare solo quando si è davanti a un comizio organizzato da soli amici e possibilmente col pubblico pagato o in attesa di esserlo. Buona giornata Sicilia”. Fabio Mazzeo

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