Capo d’Orlando – “CambiAmo Capo”, gruppo consiliare di opposizione non rimane in silenzio all’indomani delle dichiarazioni dell’Assessore al contenzioso, avv. Salvatore Cirilla riguardo all’accordo transattivo tra Palazzo Europa ed Eni Plenitude sul contenzioso da oltre 4 milioni di euro. I 4 consiglieri comunali, pur riconoscendo la professionalità del legale-assessore che ha incassato un importante risultato in favore delle casse comunali, ma alla sua dichiarazione “Siamo riusciti ad ottenere un risultato importantissimo – dichiara l’Assessore Cirilla – per le sorti del comune di Capo d’Orlando. Si trattava di fornitura di energia elettrica non pagata, per il quale Eni Plenitude aveva fatto ricorso per ottenere il pagamento di quasi 1.900.000€, coinvolgendo anche i capiarea dell’epoca. Siamo riusciti ad ottenere un accordo fondamentale, anche perché erano maturati interessi per oltre 2.000.000€”, rispondono con un comunicato stampa.
Mangano, Gazia, Liotta e Truglio scrivono tra l’altro: “Un “successo” che nasconde un sistema di mala gestione consolidato, come abbiamo già evidenziato nel Consiglio comunale del 5 novembre c.m. La vicenda parte da un dato inconfutabile: per anni, dal 2013, il Comune di Capo d’Orlando ha consumato energia senza pagare il fornitore, accumulando un debito certo di circa 2 milioni di euro, per oltre 150 punti di prelievo. Questo non era un caso isolato, ma un “sistema consolidato”, come denunciato, finalizzato a “non pagare nulla e nessuno” , vedasi innumerevoli debiti fuori bilancio e atti transattivi votati di recente.
I soldi non versati a Eni, così come ad altri fornitori, sono stati di fatto utilizzati per altri scopi, permettendo alle amministrazioni succedutesi in questo periodo di presentare “bilanci farlocchi” come certificato dalla Corte dei conti. Questi bilanci, privi delle dovute segnalazioni di debiti fuori bilancio, hanno creato un’artificiosa parvenza di salute finanziaria, utilizzata per “apparire” in un artificioso modo di amministrare, con un meccanismo dove il consenso politico era ricompensato con risorse altrui. Vantarsi di aver ridotto un debito da 4 milioni a 750.000 euro è come vantarsi di aver spento un incendio che si è appiccato con le proprie mani. Il vero “merito” non sta nella negoziazione, ma nell’essere riusciti a scongiurare un dissesto che sarebbe stato la diretta e inevitabile conseguenza di un’illegittimità protratta per oltre un decennio.
Inoltre, l’Amministrazione non sta nemmeno assumendosi fino in fondo la responsabilità della sua operazione di salvataggio: l’ultima rata da 250.000 euro sarà infatti “lasciata in eredità” alla prossima Amministrazione, nel 2027. È l’ennesimo scaricabarile, che priva la comunità della possibilità di una vera e definitiva chiusura con questo passato. Preoccupa profondamente l’assenza di un sistema di controllo che se efficace e vigile avrebbe dovuto individuare e sanzionare per tempo l’accumulo di questi debiti fuori bilancio, impedendo che la situazione degenerasse fino al rischio di dissesto.
Alla luce di quanto esposto, chiediamo con forza:
A. Piena trasparenza: la pubblicazione integrale dell’accordo con Eni Plenitude e tutti gli atti contabili correlati.
B. Chiarezza sui bilanci passati: una ricostruzione pubblica di come i debiti non dichiarati abbiano influito sulla composizione dei bilanci degli ultimi dodici anni.
C. Assunzione di responsabilità: che l’attuale e le passate Amministrazioni riconoscano pubblicamente le scelte scellerate che hanno portato a questa situazione, invece di mascherarle da successo.
D. Garanzie per il futuro: l’immediata adozione di misure stringenti per impedire il ripetersi di tali pratiche, assicurando che la contabilità pubblica rifletta sempre e integralmente la reale situazione debitoria del Comune.

