Mentre la comunità si prepara all’ultimo saluto nella Chiesa Madre, l’inchiesta della Procura di Patti arriva a un punto di svolta. Sotto la lente degli inquirenti la gestione terapeutica della piccola e un cambio di dosaggio che potrebbe essere risultato fatale.
BROLO – Non è più solo il tempo del dolore. Per la morte di Nicole, la bambina di soli 18 mesi scomparsa il venerdì Santo, è arrivato il tempo delle responsabilità. Dietro la commozione di un’intera comunità, che domani domenica 12 aprile si stringerà attorno ai familiari per i funerali, emerge un quadro giudiziario complesso che punta dritto a una presunta colpa medica.
La svolta nell’inchiesta: il farmaco della discordia
L’indagine, inizialmente aperta contro ignoti dal Sostituto Procuratore di Patti, Vittorio Fiume, ha subito un’accelerazione decisiva dopo l’esposto presentato dai legali della famiglia, gli avvocati Paolo Starvaggi e Domenico Magistro. Il fascicolo ora vede l’iscrizione nel registro degli indagati di un medico specialista con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Il nodo centrale dell’inchiesta ruota attorno alla gestione del Sildenafil, un farmaco salvavita che la piccola Nicole assumeva per supportare le sue delicate funzioni cardio-polmonari, essendo nata prematura con gravi criticità.
Secondo la ricostruzione difensiva, suffragata da tre diversi referti medici consegnati agli inquirenti, il protocollo terapeutico avrebbe subito un’anomala interruzione a ridosso del decesso:
- 27 giugno 2025: La terapia veniva confermata.
- 24 settembre 2025: Il dosaggio veniva aumentato per rispondere alle necessità della bimba.
- 1 aprile 2026: Durante una visita presso il Centro Cardiologico Pediatrico di Taormina, il farmaco sarebbe stato improvvisamente sospeso.
Proprio questa omissione nel referto dell’ultima visita rappresenta il “buco nero” dell’indagine. Mentre le linee guida suggeriscono una riduzione graduale per evitare crisi di rimbalzo, la difesa ipotizza una sospensione netta che potrebbe aver destabilizzato il fragile equilibrio di Nicole in meno di 48 ore.
Agli atti sono state depositate anche diverse conversazioni WhatsApp intercorse tra la madre di Nicole e tre medici che avevano in cura la piccola. Messaggi carichi di apprensione in cui la donna esprimeva forti dubbi e preoccupazioni proprio in merito allo stop della terapia deciso dopo il controllo di Taormina. Una “traccia digitale” che ora è al vaglio degli inquirenti per verificare se vi sia stata sottovalutazione del rischio clinico.
Il medico legale Giovanni Andò, incaricato dalla Procura, ha già effettuato l’esame autoptico alla presenza del consulente di parte, il dottor Luigi Lucibello. I risultati della perizia, attesi nei prossimi mesi, dovranno stabilire il nesso di causalità tra la sospensione del farmaco e l’arresto cardiaco che ha spento la vita di quella che tutti chiamavano la “piccola guerriera”.
Il corpo della bambina è rientrato oggi nella sua abitazione di Brolo. Domani, alle ore 16:00, la Chiesa Madre ospiterà l’ultimo saluto. Ma se la comunità piange “l’angelo tornato in cielo”, la magistratura cerca ora di capire se quel volo potesse, e dovesse, essere evitato.
I punti chiave del giallo:
- L’indagato: Un medico del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo.
- La parte civile: Chiamata in causa anche l’ASP di Messina come responsabile civile.
- L’evidenza: La discrepanza tra i referti precedenti (terapia confermata/aumentata) e l’ultimo (terapia assente).
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