Il futuro dei lavoratori ASU – Attività Socialmente Utili – torna al centro del dibattito a Sala d’Ercole. Con l’approvazione del disegno di legge stralcio proveniente dalla Commissione Affari Istituzionali, l’Assemblea Regionale Siciliana si appresta a varare tre emendamenti chiave per sbloccare l’impasse che riguarda circa 1.200 lavoratori del bacino storico del precariato isolano.
I provvedimenti, che non comportano nuovi oneri per il bilancio regionale, mirano a fornire certezze giuridiche e tempistiche più ampie sia ai lavoratori che agli enti utilizzatori, in un percorso di stabilizzazione che si è rivelato più complesso del previsto.
Si esplicitano di seguito le finalità dei tre emendamenti:
1. Garanzia di continuità nel bacino.
Il primo emendamento ha una finalità di salvaguardia sociale: punta a garantire la permanenza nel bacino di appartenenza per circa 600 lavoratori impegnati nel privato sociale e altrettanti negli enti pubblici. Qualora questi lavoratori non dovessero essere stabilizzati entro il 30 giugno 2026, la norma assicura che non vi sia alcuna interruzione nel loro rapporto, permettendo così il proseguimento delle attività socialmente utili presso gli enti di assegnazione.
2. Mobilità tra enti estesa fino al 2027.
Il secondo intervento modifica la normativa del 2020 riguardante la mobilità del personale. Il termine che consente il passaggio e l’assegnazione dei lavoratori da un ente a un altro ente pubblico (diverso dall’amministrazione regionale) viene ulteriormente prorogato dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2027. Questa estensione è pensata per agevolare i flussi di personale verso quegli enti che hanno reale capacità assunzionale, snellendo le procedure di uscita dal precariato.
3. Più tempo per i Comuni in difficoltà.
L’emendamento più atteso è quello che sposta la scadenza per le assunzioni definitive. Molti enti locali, infatti, si trovano nell’impossibilità tecnica di completare le procedure entro il termine inizialmente fissato del 30 giugno 2026, a causa di criticità burocratiche, contabili o di bilancio. La nuova norma permette agli enti pubblici di procedere alle assunzioni fino al 31 dicembre 2027, concedendo un “respiro” burocratico necessario per regolarizzare la posizione dei circa 600 lavoratori ancora in attesa.
Una sfida tra burocrazia e politica nazionale
Nonostante le risorse per le stabilizzazioni siano già state stanziate, il percorso resta accidentato. Se circa 200 Comuni siciliani hanno già concluso le procedure, ne restano circa sessanta che faticano a completare gli atti amministrativi.
Il successo di questa manovra regionale resta però legato a doppio filo a un intervento del governo nazionale: è necessaria, infatti, una proroga dei termini per la stabilizzazione del personale fuori dalla pianta organica (attualmente fissata a Roma per il 30 giugno). Senza questo allineamento tra normativa regionale e nazionale, il rischio è che gli sforzi prodotti a Sala d’Ercole restino privi di efficacia pratica.
La discussione in aula, prevista per i prossimi giorni, segnerà un punto di svolta decisivo per centinaia di famiglie siciliane che da decenni attendono la fine della stagione del precariato.
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