Mar. Giu 9th, 2026

Capo d’Orlando, la Vendita  dell’ex “Merendino” agita l’Aula, c’è l’ombra di un debito da 250mila euro

CAPO D’ORLANDO – Si riapre una ferita profonda nel bilancio del Comune di Capo d’Orlando. Al centro della contesa c’è la mancata alienazione dello storico immobile dell’ex ITCG “F.P. Merendino”, un’operazione che oggi rischia di trasformarsi in un onere economico pesantissimo per l’ente paladini. La società aggiudicataria, la Agatirno Immobiliare s.r.l. ha infatti formalizzato il recesso dal contratto, pretendendo la restituzione del doppio della caparra: una cifra che sfiora i 252mila euro.

​Siamo alla rottura delle trattative. ​Il contenzioso nasce dopo oltre un triennio di interlocuzioni tra gli uffici comunali e la società privata. Secondo quanto emerge dalle contestazioni della ditta, la procedura di vendita sarebbe viziata da nullità che ne avrebbero impedito il perfezionamento. Di parere opposto sembra essere stata, fino ad ora, la linea della Segretaria Generale che, nei giorni scorsi, aveva intimato l’incasso della cauzione per inadempienza della parte acquirente. Tuttavia, la mossa della società di richiedere il risarcimento sposta ora il confronto sul piano legale e contabile.

​Non si è fatta attendere l’offensiva dell’opposizione. ​Sulla vicenda è intervenuto con durezza il gruppo consiliare “CambiAmo Capo”. Il capogruppo Renato Carlo Mangano, attraverso un’istanza urgente di convocazione della Conferenza dei Capigruppo, ha puntato il dito contro quella che definisce una “gestione superficiale” della vicenda. ​«Da anni denunciamo le criticità di questa alienazione», spiega Mangano, sottolineando come le rassicurazioni fornite nel tempo dall’amministrazione Ingrillì si siano scontrate con la realtà di un recesso contrattuale che potrebbe generare un nuovo debito fuori bilancio, in un Comune  già impegnato a rispettare il gravoso Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale per ripianare in 20 anni il disavanzo originario di € 46.00.000. L’opposizione punta inoltre il mirino sull’organo di revisione contabile, lamentando una vigilanza che non sarebbe stata sufficientemente incisiva nel prevenire lo stallo procedurale.

​Ed oggi l’opposizione chiede di adottare delle contromisure. In primis il caso è già approdato sul tavolo di S.E. il Prefetto di Messina. La minoranza ritiene sia giunta l’ora di intervenire con un’operazione di trasparenza radicale: l’acquisizione di tutti i verbali delle riunioni tenutesi negli ultimi tre anni e l’immediata attuazione di misure di autotutela. L’obiettivo dichiarato è duplice: proteggere il patrimonio dell’ente da richieste risarcitorie ritenute infondate e individuare le responsabilità politiche di un’operazione che, nata per rimpinguare le casse comunali, rischia oggi di svuotarle ulteriormente. ​La parola passa ora alla Conferenza dei Capigruppo, dove l’amministrazione sarà chiamata a fornire cifre e documenti su una vicenda che promette di infiammare il prossimo Consiglio Comunale.


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