L’obiettivo è spezzare il binomio tra background migratorio e marginalità attraverso percorsi di empowerment e lavoro regolare. Scadenza fissata al 23 giugno.
Non più solo beneficiarie passive di assistenza, ma protagoniste di un percorso di emancipazione che passa per il lavoro dignitoso e il riconoscimento dei diritti. È questo il cambio di paradigma che sottende il nuovo intervento della Direzione Generale per le Politiche migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Con la pubblicazione degli Avvisi n. 1/2026 e n. 2/2026, il Governo mette in campo 17 milioni di euro per finanziare progetti dedicati all’inclusione socio-lavorativa delle donne straniere.
L’architettura finanziaria: un’Italia a due binari.
L’iniziativa si articola su due pilastri finanziari complementari per garantire una copertura capillare su tutto il territorio nazionale:
■ 10 milioni di euro (Avviso n. 1/2026), a valere sul PN Inclusione e lotta alla povertà, destinati alle sette Regioni “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), dove l’adesione istituzionale è stata totale.
■ 7 milioni di euro (Avviso n. 2/2026), a valere sul PN FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), riservati alle Regioni più sviluppate e in transizione, con l’adesione di Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.
Le tre direttrici dell’intervento.
I progetti, che avranno una durata massima di 24 mesi, dovranno agire su fronti critici della condizione femminile migratoria in Italia. Le linee di attività spaziano dal contrasto alle forme più efferate di sfruttamento alla regolarizzazione di settori storicamente “grigi”.
● Vittime di tratta e violenza: Interventi mirati per le donne in uscita da percorsi di grave sfruttamento lavorativo o violenza di genere, in linea con le direttive europee.
● Lavoro domestico e di cura: Una sfida ambiziosa per qualificare e sottrarre all’informalità un settore che rappresenta il principale sbocco occupazionale per le donne migranti, ma che resta spesso intrappolato nella precarietà e nell’assenza di tutele.
● Contrasto alla disoccupazione: Percorsi di orientamento, bilancio delle competenze e tirocini per donne migranti inoccupate, con l’obiettivo di favorire una partecipazione attiva alla vita economica del Paese.
Una rete per l’inclusione.
La sfida non riguarda solo le istituzioni, ma chiama a raccolta l’intero ecosistema del welfare e del lavoro. Gli Avvisi rappresentano un’opportunità cruciale per gli enti del Terzo Settore, i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro. La parola chiave è “partenariato”: per essere efficaci, i progetti dovranno integrare competenze diverse, unendo i servizi sociali e sanitari con il sistema delle imprese. L’integrazione delle donne migranti, suggerisce il provvedimento, non è solo un dovere etico, ma una necessità per la coesione sociale e la crescita economica del sistema-Paese.
Come partecipare.
Le proposte progettuali dovranno essere trasmesse entro il 23 giugno 2026. La documentazione completa è disponibile sui portali istituzionali del Ministero del Lavoro (per l’Avviso n. 1) e del Ministero dell’Interno (per l’Avviso n. 2).
Con questa manovra, l’Italia prova a scrivere una nuova pagina nelle politiche di integrazione, puntando sulla valorizzazione delle competenze e sulla rottura di quegli isolamenti che troppo spesso rendono invisibili migliaia di lavoratrici.
Renato Mangano
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