A un anno dall’esplosione controllata sul costone roccioso, i proprietari degli immobili a valle chiedono l’accertamento dei danni. Una perizia quantifica pesanti perdite economiche e solleva dubbi sulle operazioni di messa in sicurezza.
A oltre un anno dal cosiddetto “bomba day” che il 18 maggio 2025 tenne con il fiato sospeso Taormina tra evacuazioni, chiusure stradali e dirette social, la vicenda approda nelle aule del Tribunale civile di Messina. Al centro del contenzioso, le conseguenze del brillamento eseguito sul costone roccioso sovrastante via Garipoli e i presunti danni subiti dalle proprietà situate a valle dell’area interessata dall’intervento.
I proprietari coinvolti hanno presentato un ricorso per accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’articolo 696 del Codice di procedura civile, con l’obiettivo di fissare lo stato dei luoghi e documentare ufficialmente l’entità dei danni che, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, sarebbero stati provocati dalla caduta di detriti e materiale roccioso oltre le opere di contenimento predisposte.
A supporto dell’istanza vi è la relazione tecnica redatta dall’ingegnere Rodolfo Urbani, già depositata in Tribunale, che ricostruisce il quadro antecedente e successivo al brillamento, stima le perdite economiche e segnala la possibile esistenza di ulteriori criticità non ancora completamente verificabili. La perizia rappresenta il principale elemento su cui si fonda la richiesta di accertamento, finalizzata anche a verificare eventuali danni “occulti” e le condizioni di stabilità residue degli immobili interessati.
Nel procedimento risultano coinvolte, su iniziativa dello studio legale Melazzo che assiste tre proprietari, Rete Ferroviaria Italiana, Webuild e Italferr, società impegnate nei lavori per il raddoppio ferroviario della linea Catania-Messina, tratta Giampilieri-Fiumefreddo. Chiamato in causa anche il Comune di Taormina.
L’intervento contestato fu eseguito nell’ambito delle operazioni di messa in sicurezza del versante roccioso e rientrava in un complesso piano emergenziale predisposto per ridurre i rischi legati all’instabilità del costone. Tuttavia, secondo quanto sostenuto dai ricorrenti, la massa di materiale generata dall’esplosione avrebbe superato le reti di protezione, raggiungendo terreni, abitazioni e la stessa sede stradale di via Garipoli.
Particolarmente rilevante il valore del compendio immobiliare interessato, che prima dell’evento sarebbe stato stimato in circa un milione e mezzo di euro. Restano inoltre da approfondire eventuali danni strutturali indiretti che, secondo la documentazione tecnica, non sarebbero ancora completamente accertabili a causa delle difficoltà di accesso ad alcune aree.
Spetterà ora al Tribunale valutare la richiesta di accertamento tecnico preventivo, passaggio ritenuto fondamentale per cristallizzare il quadro probatorio e definire con precisione le condizioni attuali dei luoghi in vista di un possibile successivo giudizio di merito per il risarcimento dei danni.
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