Ven. Lug 10th, 2026

Conferenza “Parliamo di Mare”, Musumeci: Il mare come ponte tra Italia e Africa

Cefalù – Al Teatro Salvatore Cicero si è svolto ieri, sabato 13 giugno, il confronto promosso dal Ministero delle Politiche del Mare. L’iniziativa porta al centro del dibattito una domanda che riguarda molte realtà costiere italiane e siciliane: “Città col porto o città di porto?”. Un interrogativo che richiama il rapporto tra comunità urbane e infrastrutture marittime, sempre più strategiche per lo sviluppo economico, turistico e sociale dei territori. Ha introdotto l’incontro Pierpaolo Ribuffo, Capo del Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra i relatori Toto Cordaro, esperto del Ministero per le Politiche del Mare, Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò e il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi.

Le conclusioni saranno affidate al ministro Nello Musumeci. “Si è capito che la sensibilità ambientale, per esempio ambientalista, è cambiata. Muovere la merce sul mare è molto più economico e molto meno inquinante che muoverla sui binari o sulle strade, sull’asfalto, sul gommato. L’80% della merce nel mondo si muove sul mare all’armatore o alle compagnie o alla Federazione dei camionisti o all’azienda ferrovie non interessa l’aumento, perché tanto il carico finale lo paga il consumatore. Il 95% di quello che passa dentro i telefoni cellulari si muove attraverso il mare, sono cavi grossissimi depositati, adagiati sui fondali del mare. L’Italia conta nel mondo – ha infine sottolineato Musumeci – se sa darsi un ruolo di protagonista nel Mediterraneo. Ed è un ruolo che ha perso perché non lo ha voluto l’Italia, perché non lo ha voluto l’Europa che si è preoccupata negli ultimi quarant’anni di guardare al Nord, dove ci sono i ghiacciai, nel Baltico e ad Est e nel frattempo chi si muoveva dalle nostre parti, la Russia e la Cina che hanno conquistato buona parte dell’Africa. Ecco perché il piano Mattei non è soltanto un titolo, ma è il tentativo di ricostruire questo ideale ponte fra l’Italia e l’Africa, perché gli africani guardano essenzialmente all’Europa”.


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