Lun. Ago 17th, 2026

Delocalizzazione: tra scontro tecnico e garbo istituzionale passa il regolamento con il NO di Cambiamo Capo e degli indipendenti.

​Capo d’Orlando – A chi ha avuto modo di seguire la diretta streaming della seduta consiliare di giovedì scorso, non sarà sfuggito un particolare di rilievo da cui è interessante partire per una riflessione sulla politica locale. Nonostante le accese divergenze che caratterizzano il confronto amministrativo, l’intervento in apertura del consigliere Sandro Gazia e la dichiarazione di voto in chiusura del capogruppo Renato Mangano hanno tracciato i confini di quel rispetto istituzionale entro cui dovrebbero sempre svolgersi i lavori d’aula.

​Il primo segnale di stile istituzionale è arrivato da Sandro Gazia. Il consigliere ha chiesto la parola per rivolgere un augurio a Felice Scafidi per il prestigioso incarico assunto in seno al Consiglio Metropolitano, dove è subentrato a un collega uscente della propria compagine politica. Si è trattato di un gesto di evidente garbo istituzionale: sebbene le strade politiche si siano separate – a seguito dell’uscita di Scafidi dal gruppo “CambiAmo Capo”, nonostante ne fosse stato co-protagonista durante la nota “Operazione Verità” – gli ex colleghi d’aula hanno voluto anteporre il valore del traguardo personale e del territorio alle dinamiche di fazione.

​Questo clima di formale correttezza ha però fatto da contraltare a un confronto politico-amministrativo che nei giorni precedenti, tra commissioni e conferenze dei capigruppo, ed infine giovedì in aula, si è rivelato decisamente acceso. Al centro della contesa c’era l’approvazione del delicato regolamento comunale per la delocalizzazione e il trasferimento della volumetria. ​Su questo specifico punto il capogruppo di opposizione, Renato Mangano, ha fatto valere oratoria e competenza, richiamando più volte l’attenzione dell’aula sugli sforzi profusi da “CambiAmo Capo” per ottenere un testo che rispettasse i principi di legalità ed equità. L’obiettivo della minoranza era blindare il dibattito dentro una “cornice giuridica” invalicabile, che mettesse al sicuro la città e gli addetti ai lavori attraverso il pieno rispetto delle normative nazionali e regionali, degli orientamenti del Dipartimento Regionale Urbanistica e della consolidata giurisprudenza in materia (richiamata, più volte, anche dal Servizio 6 “Contenzioso” dello stesso dipartimento). ​Ritenendo le distanze tecniche insanabili e giudicando, di fatto, “illegittimo” il testo proposto, l’opposizione ha infine espresso un netto e motivato voto contrario al momento del voto finale.

​Il momento più alto della seduta si è registrato proprio durante le dichiarazioni di voto, dove lo scontro tecnico-giuridico ha lasciato spazio al rispetto umano. Rivolgendosi all’intero consesso ed in particolare, prima ai consiglieri di maggioranza Carmelo Galipò e Valentina Bontempo e poi all’indipendente Scafidi, il capogruppo Renato Carlo Mangano ha voluto stemperare le tensioni dei giorni precedenti scusandosi laddove “trascinato dalla passione politica, possa aver alzato i toni del confronto. In ambito politico un termine o il tono della voce non è mai offensivo, perché mai immagineremmo di offendere un collega”, – ha rimarcato Mangano. – “Il dibattito e i rapporti all’interno del Palazzo, pur nella diversità di vedute, sono sempre improntati al rispetto del prossimo e per noi l’educazione è vangelo. Chi conosce la nostra squadra, e in particolare il collega Scafidi, sa che abbiamo sempre agito in armonia, serenità e all’insegna della massima collegialità; lungi da noi definire irrazionali i colleghi con finalità offensive, se la dovessero pensare in maniera difforme su una particolare tematica “. ​La seduta si chiude così con l’approvazione di uno strumento urbanistico contestato nei contenuti, ma con la tenuta di un codice etico d’aula che, almeno per questa volta, ha salvaguardato la dignità delle istituzioni paladine.


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