Greenpeace Italia, Lipu, Man e Wwf Italia contestano il Piano di utilizzo del demanio marittimo del Comune di Messina, giudicandolo incompleto e carente sotto il profilo ambientale. Le quattro associazioni hanno presentato osservazioni nell’ambito della Valutazione ambientale strategica (Vas), indirizzate agli uffici comunali e alla Regione Siciliana, evidenziando numerose criticità che, a loro avviso, impediscono di garantire una corretta tutela del litorale.
Secondo le associazioni, il Piano non restituisce un quadro aggiornato e completo dello stato del demanio marittimo né delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche e culturali delle aree interessate. Particolare preoccupazione desta la scelta di rinviare a una successiva revisione la disciplina di alcune porzioni di territorio considerate ancora “incerte”.
Una decisione che, secondo i firmatari delle osservazioni, rischia di creare vuoti nella pianificazione costiera e di lasciare margini di discrezionalità nella gestione di aree prive di una regolamentazione definita.
Le associazioni evidenziano inoltre che una Valutazione ambientale strategica che esclude alcune aree non può considerarsi esaustiva, poiché impedisce di valutare gli effetti complessivi del Piano sull’intero sistema costiero, comprese le zone tutelate della Rete Natura 2000.
Tra i rilievi figura anche l’assenza del Piano di monitoraggio ambientale, ritenuto essenziale per verificare nel tempo gli effetti del Pudm. Il documento, infatti, rinvia la sua predisposizione a una fase successiva, subordinandola a un accordo con Arpa Sicilia che, secondo le associazioni, non risulta ancora formalizzato e dipenderebbe dalla disponibilità di risorse e personale.
Critiche vengono mosse anche alla metodologia adottata nella Vas. La documentazione prende in considerazione soltanto due scenari: l’attuazione del Piano o la sua mancata attuazione. Una scelta che, secondo Greenpeace, Lipu, Man e Wwf, non rispetterebbe pienamente le indicazioni della normativa nazionale ed europea, che richiede invece la valutazione di alternative ragionevoli e differenti livelli di tutela del territorio.
Dubbi anche sulla base dei dati utilizzati nelle analisi tecniche. Per la componente acustica si fa riferimento al Piano di classificazione del 2001, mentre gli studi sull’erosione costiera si basano prevalentemente su confronti tra il 1985 e il 1998. Elementi considerati non più adeguati a descrivere l’attuale stato del territorio e a valutare gli effetti di nuove pianificazioni, soprattutto nelle aree comprese nella Zona di Protezione Speciale dedicata all’avifauna.
Le associazioni giudicano inoltre insufficiente l’approfondimento sugli aspetti storici, archeologici e ambientali delle aree interessate dal Piano.
Alla luce delle osservazioni presentate, Greenpeace Italia, Lipu, Man e Wwf Italia ritengono che la Valutazione ambientale strategica del Pudm di Messina non raggiunga il livello di approfondimento richiesto dalla normativa vigente e concludono che, nelle attuali condizioni, il documento non possa essere approvato.
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