Lun. Ago 17th, 2026

In balìa di ciò che resta, presentato anche a Brolo

Brolo – Ieri pomeriggio, il “Moletto” del lungomare ha ospitato la presentazione del racconto del giornalista Antonio Puglisi “In balìa di ciò che resta”, edito dalla casa editrice La Bussola. L’area prospiciente il litorale brolese si è prestata in maniera naturale a fare da set ad una storia ambientata proprio tra le onde del mare, come d’altronde è richiamato dal titolo. Tra mare, vento e raggi di sole che volgevano al tramonto, un pubblico attento e curioso ha seguito il volgere dell’evento letterario, moderato dal giornalista Giuseppe Pintaudi. L’autore, sebbene forte dell’esperienza maturata sul campo, la sua carriera giornalistica è iniziata nel 1990, non ha potuto celare quel pizzico di tensione che si prova quando si discute di sè. I giornalisti sono cronisti di fatti del mondo, ma cosa ben diversa è dialogare di un proprio scritto, di una storia d’altri in cui metti te stesso. Perchè, quando in apertura del suo intervento, Puglisi ha sottolineato che si trattasse di una storia vera, narrata nel pieno rispetto del susseguirsi di eventi poi sfociati in un lieto fine, nessuno dei presenti ha pensato che si trattasse di una sterile cronaca di un fatto. Ciascuno sapeva che l’arte del narrare è genialità e fantasia, e senza la destrezza dello scrittore nulla avrebbe potuto destare la medesima emozione. “In balìa di ciò che resta” è la storia di una disavventura accaduta nel giugno del 2000 a due cognati pescatori che, naufraghi, hanno resistito per 30 ore a largo della costa tirrenica: da una parte le Eolie dall’altra il Promontorio del Tindari, le colline del comune di Naso dove si erge il campanile di San Cono avvistato dai naviganti e il Monte del Santuario della Madonna di Capo d’Orlando.

Puglisi nel raccontare uomini ed emozioni descrive un territorio e la sua popolazione. Consegna ad una comunità la memoria di un dramma, mettendo in risalto le qualità dei singoli, amici, parenti, forze dell’ordine, ognuno agisce con generosità, contagiando forza d’animo e resilienza. Nella narrazione dei momenti più bui, l’autore sceglie di dare voce ai protagonisti con espressioni siciliane “…unni semu”, “…non c’ha fazzu” oppure “…i truvammu”. Il ritmo della storia è dettato dalla disperazione dei familiari e dalla nostalgia che di loro hanno Pippo e Basilio, i protagonisti della storia. L’augurio che sentiamo di fare agli orlandini è di far conoscere questa storia anche ai più piccoli.

I prossimi appuntamenti con Antonio Puglisi e la sua storia si terranno il 22 luglio a Castell’Umberto alla Villa comunale alle ore 19; il 23 luglio a Capo d’Orlando al Lido Sunset alle 19,30 e il 30 luglio al Centro storico di Naso alle ore 19.

Linda Liotta


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