Sab. Ott 17th, 2026

Testimonianze locali dell’estate ’43 nel saggio di Franco Valenti.

Capo d’Orlando – Il parco di Villa Piccolo immerso nei colori di un pomeriggio di piena estate ed il frinire incessante delle cicale hanno fatto da sottofondo alla presentazione del saggio dell’ing. Franco Valenti “Venti di guerra sul paradiso Capo d’Orlando e dintorni – 1943”. Come spiegato dallo stesso autore, non poteva esserci luogo più adatto per riportare alla memoria gli eventi dell’estate del 1943 accaduti a Capo d’Orlando e dintorni, che ha visto protagonisti i membri della Famiglia Piccolo, soprattutto la baronessa Teresa, madre di Agata, Lucio e Casimiro e sorella della madre di Tomasi di Lampedusa. L’incontro, moderato dal presidente della Fondazione Famiglia Piccolo, l’avv. Andrea Pruiti Ciarello, ha restituito alla storia eventi sconosciuti in cui la Sicilia “cessò di essere periferia e divenne una delle cerniere della storia europea”. Il volume, presentato il 19 luglio, nella giornata del bombardamento di Roma del 1943 e del gesto di Pio XII, accorso tra le vittime, evoca oggi un’immagine che ricorda come, nelle guerre, la vera autorità sia quella che si china sugli innocenti. Valenti racconta la grande storia senza perdere di vista gli uomini. Relatore e storico esperto, il prof. Antonio Matasso che ha condotto i presenti in un periodo poco conosciuto: “Con pazienza di ricercatore e passione di scrittore, – l’autore – restituisce voce a Capo d’Orlando, Brolo, Naso, Ficarra, Malò e Calavà, collegando memorie familiari, testimonianze locali e scenari internazionali. Nelle sue pagine la geografia prende il rumore dei motori, delle sirene e delle cannonate; ma soprattutto assume il volto di chi ebbe paura, di chi morì e di chi salvò altri uomini. Tra gli episodi più suggestivi vi è quello di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sfollato nel territorio orlandino e coinvolto nei bombardamenti. Prima di scrivere che tutto deve cambiare perché tutto rimanga com’è, il futuro autore del Gattopardo sperimentò che, in guerra, tutto può cambiare senza che nulla rimanga davvero com’era”. Il cuore morale del libro è però nelle vite comuni: le tre giovani donne uccise a Malò mentre cercavano acqua; le persone salvate a Naso grazie a Rocco Valenti, padre dell’autore; i civili rifugiati nella galleria ferroviaria; il Panzer IV fermo davanti alla casa dei nonni.

Matasso fa riferimento al capitolo dedicato ad Hans Valentin Hube, «dal gelo di Stalingrado al sole possente di Capo d’Orlando». “Valenti mostra come la battaglia locale si inserisse nel quadro europeo. Ma il vertice civile dell’opera è nelle pagine sulle prime stragi naziste in Sicilia, a partire dall’eccidio di Castiglione dell’agosto 1943. Prima di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine, il Mezzogiorno aveva già visto civili inermi trasformati in bersagli. Le vittime non competono fra loro: ricordare Castiglione non diminuisce le altre tragedie, completa la storia nazionale e restituisce al Sud una sofferenza troppo spesso rimossa”.


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