Lun. Ago 17th, 2026

Incendi in Sicilia, dopo la morte del vigile del fuoco cresce l’allarme: “Serve una svolta nella prevenzione”

La morte di Alessandro Marchì, caporeparto dei vigili del fuoco di Caltanissetta, riaccende il dibattito sulla gestione dell’emergenza incendi in Sicilia.

Il vigile del fuoco, 59 anni, è deceduto mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un vasto rogo in contrada Mimiani, nel territorio di San Cataldo. Colto da un improvviso malore durante una ricognizione nell’area interessata dalle fiamme, non c’è stato nulla da fare. Un altro componente della squadra ha accusato un malore ed è stato trasportato in ospedale dal personale del 118.

La tragedia arriva in giorni segnati da incendi che hanno devastato ampie aree dell’Isola, compresa la provincia di Messina, dove sono andati in fumo centinaia di ettari di vegetazione. Un’emergenza che ha suscitato il cordoglio delle istituzioni ma anche nuove richieste di interventi strutturali per rafforzare il sistema di prevenzione e contrasto ai roghi.

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha espresso vicinanza alla famiglia del vigile del fuoco e al Corpo nazionale. “La sua scomparsa ci ricorda il valore, il coraggio e lo spirito di servizio di donne e uomini che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per la sicurezza della collettività. La Sicilia è loro profondamente riconoscente”, ha dichiarato, augurando inoltre una pronta guarigione al collega rimasto coinvolto nello stesso intervento.

Anche il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha manifestato il proprio cordoglio, ringraziando i soccorritori impegnati senza sosta contro le fiamme. Pur riconoscendo il ruolo delle temperature estreme nell’alimentare gli incendi, Galvagno ha invitato a mantenere alta l’attenzione anche sul fronte degli incendi dolosi.

La politica: “Una base Canadair permanente in Sicilia”

La tragedia ha riacceso il confronto politico sulle risorse destinate alla lotta agli incendi. Il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, ha chiesto al presidente Schifani di avviare un confronto con il Governo nazionale per ottenere una base operativa permanente dei Canadair in Sicilia, sul modello di quelle già attive a Genova, Roma e Lamezia Terme.

Secondo Barbagallo, la vastità del territorio e la frequenza dei roghi rendono indispensabile garantire tempi di intervento più rapidi dal cielo, soprattutto nelle aree difficilmente raggiungibili via terra. Il Pd sollecita inoltre un piano di investimenti sulla prevenzione, il completamento della riforma del comparto forestale e il rafforzamento degli organici.

Cgil e Flai: “Sistema indebolito da carenze di personale e mezzi”

Sulla stessa linea si collocano Cgil e Flai Sicilia, che denunciano un sistema di prevenzione sempre più fragile. I segretari regionali Alfio Mannino e Tonino Russo attribuiscono la gravità della situazione all’incuria del territorio, alla carenza dei controlli e alla mancanza di una programmazione efficace, fattori che, uniti ai cambiamenti climatici, favoriscono la propagazione degli incendi.

Secondo il sindacato, l’organico dell’antincendio regionale è quasi dimezzato, con circa duemila operatori in meno rispetto al fabbisogno. A ciò si aggiungono mezzi insufficienti, manutenzioni carenti e un ritardo nell’introduzione di tecnologie avanzate per il monitoraggio e gli interventi tempestivi. Per Cgil e Flai servono investimenti immediati, anche attraverso le risorse del Pnrr, e una revisione complessiva della gestione del territorio.

Greenpeace: “La stagione degli incendi si sta allungando”

Greenpeace richiama invece l’attenzione sul peso crescente della crisi climatica. Secondo l’associazione ambientalista, l’aumento delle temperature e i lunghi periodi di siccità stanno rendendo gli incendi sempre più frequenti, intensi e difficili da contenere.

“Non si tratta più di un’estate particolarmente difficile: la stagione degli incendi è ormai più lunga e inizia sempre prima”, osserva Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace. L’organizzazione ricorda che, pur essendo spesso provocati dall’uomo, i roghi trovano oggi condizioni climatiche che ne favoriscono una rapida diffusione.

I dati dell’European Forest Fire Information System (Effis) confermano la gravità del fenomeno: dal 1° gennaio al 22 luglio 2026 in Italia sono andati distrutti circa 36.600 ettari di territorio, una superficie superiore di circa l’80% rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

Più prevenzione per fermare l’emergenza

Nel dibattito torna infine il tema della prevenzione e del contrasto agli incendi dolosi. Legambiente invita a basare le strategie sui dati e a rafforzare gli strumenti di controllo del territorio, ricordando anche l’importanza della piena applicazione della legge 353 del 2000, che vieta cambi di destinazione d’uso nelle aree percorse dal fuoco per contrastare eventuali speculazioni.

Dalla politica ai sindacati, fino alle associazioni ambientaliste, il messaggio è condiviso: non basta più intervenire quando le fiamme sono già divampate. Servono una pianificazione efficace, maggiori investimenti, organici adeguati e un sistema di prevenzione capace di affrontare una stagione degli incendi che, anno dopo anno, si presenta sempre più lunga e complessa.


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