Nel nome di Tommy, 13 anni dopo «Scoprii che era morto dalla tv»

«Sì. Ero da mia sorella perché casa mia era sotto sequestro. Lei stava ascoltando quell’edizione straordinaria in un’altra stanza, è corsa da me per spegnere la tivù ma non ha fatto in tempo. Quando ho sentito che lo avevano ritrovato morto sono svenuta e poi non ricordo altro, mi hanno imbottita di psicofarmaci e da allora in poi li ho presi per tre anni. Prendevo sei pasticche al giorno, c’erano momenti in cui non sapevo più chi ero. Anche del funerale non ricordo altro che teste, tantissime teste. Ci sono ricordi che ancora oggi non riesco a incasellare nello spazio e nel tempo. Ho saputo di certe scene sul luogo del ritrovamento…». Quali scene? «Mi hanno detto che lì dove l’hanno trovato c’erano medici, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco. Quando hanno cominciato a vedere la manina, il pigiamino sbucare fuori dalla terra so che alcuni di loro sono partiti a razzo per andare da Alessi a dargli una lezione. Li hanno fermati…».

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