Giuseppe Antoci con gli studenti dell’ITIS Torricelli di Sant’Agata Militello

Un toccante incontro del dott. Giuseppe Antoci con gli studenti dell’ITIS “E. Torricelli” di Sant’Agata Militello. Nell’aula Magna della sede in via Vallone Posta si è tenuto un confronto libero e approfondito sul tema della lotta per la legalità, incontro realizzato nel quadro del progetto educativo “Vedo, Sento, Parlo… Namasté Costituzione!”. La Dirigente Venera Maria Simeone ha accolto gli ospiti con un saluto sincero, sottolineando il ruolo della scuola come agenzia culturale per l’affermazione dei valori del rispetto delle norme e per la conoscenza della Carta che unisce tutti i cittadini. La Dirigente, poi, ha presentato agli studenti il dott. Antoci, “un uomo che ha combattuto la mafia da presidente dellìEnte Parco e della sua esperienza ha scritto un libro, insieme al giornalista Nuccio Anselmo, “La mafia dei pascoli”, che i nostri studenti hanno letto per documentarsi ed aumentare il loro bagaglio di conoscenze”. All’incontro è stato invitato il Dirigente del Commissariato di PS di Sant’Agata e vice Questore, dott. Gaetano Di Mauro, che ha salutato gli studenti presentando l’attività delle forze dell’ordine per la tutela dei cittadini nel territorio e come questa attività è intimamente collegata all’attività di tutte le altre istituzioni. “L’azione del dott. Antoci – ha affermato – è esemplare di come un funzionario di banca, nominato al vertice di un ente pubblico per la difesa dell’ambiente e per lo sviluppo del territorio, abbia impiegato le sue conoscenze nell’analisi economica per scoprire il meccanismo delle frodi che annichilivano un territorio bellissimo con le sue enormi risorse naturali e paesaggistiche”.

Ad affiancare il dott. Di Mauro, era presente all’incontro la Commissaria della Polizia di Stato, dott.ssa Cettina Pirrotti. I lavori della giornata dedicata alla legalità sono entrati nel vivo con l’intervento del dott. Antoci. Prima di tutto ha ringraziato l’ITIS ed i suoi studenti per l’impegno profuso nella diffusione del rispetto delle norme e lo studio ed illustrazione della Costituzione. Ha ringraziato la polizia di Stato per il suo ruolo, “fondamentale – ha detto – nel contrasto alle attività criminali”. Ha delineato il percorso del protocollo di legalità da una pratica locale ad una legge regionale e nazionale e poi una raccomandazione europea. “Il tema del nostro percorso è quello della scelta, individuale e collettiva. L’atteggiamento più negativo è l’indifferenza e la neutralità. Il Parco dei Nebrodi è un’area, dal punto di vista paesaggistico, bellissima; ha alle spalle l’Etna e di fronte guarda le isole Eolie, un’area ricca di laghi, di centri storici e di bellezze naturali. Il turismo sarebbe stato una risorsa, ma la vita economica era frenata. Io nel mio lavoro di presidente del Parco, confrontandomi con i sindaci, mi sono reso conto che il territorio era in ostaggio nelle mani delle famiglie mafiose. I contadini ed i pastori veri non avevano spazio. Da quando abbiamo denunciato le anomalie, il turismo è aumentato e le aziende agricole hanno ripreso a produrre ricchezza. Dobbiamo comprendere – tutti – che la lotta per la legalità è sviluppo, bisogna far capire che la lotta alla mafia garantisce piena attività economica al territorio. La presidenza dell’Ente parco ha lavorato affinché la gente stia dalla parte della legalità perché conviene. Non si può chiedere ai padri di famiglia di morire per la legalità. Noi abbiamo dimostrato che la mafia è un cappio che frena lo sviluppo territoriale. L’Ente Parco ha creato le condizioni perché altri Comuni entrino nell’Ente, che sta diventando un motore di sviluppo e di difesa dell’ambiente, con le sue iniziative di promozione a livello nazionale ed internazionale. La legalità conviene alla popolazione ed al territorio. La nostra iniziativa era per dare dignità al territorio. Abbiamo scoperto che famiglie mafiose dominavano gli affitti dei terreni demaniali e creavano truffe all’Unione Europea. Ci sono stati negli anni passati 15 morti, vittime della mafia dei pascoli”. Il dott. Antoci è entrato nei particolari tecnici del protocollo di legalità, che si basano su un semplice meccanismo: cancellare l’autocertificazione per i bandi di affitti di terreni demaniali e chiedere i certificati antimafia. La descrizione più toccante, nel discorso del dott. Antoci, è quella sulla vita privata sua e della sua famiglia, dopo le minacce subite e l’attentato contro la sua vita e contro la sua scorta. Hanno introdotto il dibattiti, le professoresse curatrici del progetto.

La prof.ssa Dominga Rando ha affermato che il compito della scuola è quello di educare alla cittadinanza attiva e a dare gli strumenti per conoscere la realtà che gli studenti vivono. La criminalità organizzata è un fenomeno che vive di omertà. Quante persone ci dicono che loro la mafia non l’hanno mai vista? Per dare ai nostri giovani una percezione diversa della realtà, il nostro progetto mira ad analizzare il fenomeno localmente con lo studio della storia dii figure assassinate per il loro impegno di contrasto alla criminalità, come il caso di Carmelo Battaglia. In questa inchiesta, spulciando fra gli articoli della stampa dell’epoca, i nostri ragazzi hanno individuato 4 vittime non inserite nell’elenco di Libera ed è in corso la procedura per il loro inserimento”.

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