Il giorno che incontrai Dizzy Gillespie

Luogo: Parigi. Hotel 3 stelle nella periferia della metropoli
Orario: 7:00 di mattina
Circostanze: maggio 1989, io 17enne in gita scolastica, di ritorno da una nottata in discoteca con i compagni
all’insaputa dei prof. rimasti a dormire in albergo.
L’incontro: Prendo l’ascensore per salire in camera, lavarmi la faccia e magari dormire 5 minuti prima della
colazione e delle estenuanti visite guidate. Entro e mi ritrovo appunto faccia a faccia con lui, io ho solo 17
anni e la mia cultura musicale è ancora acerba, ma non così tanto da non farmi realizzare chi mi trovo
davanti. Lo guardo, lui mi guarda. Un breve silenzio poi mi sento in dovere di dire o fare qualcosa. Ma cosa?
il mio inglese è ancora zoppicante, figuriamoci poi a quell’ora e dopo 5 giorni di nottate brave e mancanza
di sonno. Eppure devo dare un segnale, una testimonianza di riconoscenza per una persona che nella mia
personale lista figura tra i più grandi esseri umani del nostro tempo, uno di quelli che permettono al genere
umano di fare dei salti evolutivi, insomma una leggenda. Allora senza riflettere ecco come reagisce il mio
corpo: lo guardo con la faccia che sembra dire: “io ti conosco…”, il mio dito indice si muove ondeggiando su
e giù verso di lui come a dire: “adesso mi concentro e ti dico chi sei…”, dalla mia bocca escono fuori le
seguenti parole: ” you … you…. you …. PEREPE’ PEREPE’? ” mentre le mie mani mimano un musicista
che suona la tromba! Gli occhi lo guardano interrogativi in attesa di conferma …. Lui scoppia in una sonora
risata, avvolgente e contagiosa e risponde: ” Yes! PEREPE’ PEREPE’! AHAHAHAHAHAH!”, poi usciamo
dall’ascensore, io corro dai miei compagni per raccontargli l’accaduto. Purtroppo nessuno di loro ha la
minima idea di chi sia questo Dizzy Gillespie, quindi il loro interesse è pari a zero. Stordito dal sonno, dalla
stanchezza e dal dubbio di aver avuto un’allucinazione mi preparo ad un’altra estenuante giornata di quadri
impressionisti e di marce forzate.


Riflessioni finali:
recentemente ho letto questo passaggio che si trova nell’autobiografia di Miles Davis in cui parla dei suoi
primi giorni a New York e di quando conobbe Dizzy Gillespie:
” La prima volta nella mia vita in cui sono stato su un ascensore è stato con Dizzy. Lui mi porto su
quest’ascensore a Broadway da qualche parte a midtown Manhattan. Lui amava andare in ascensore e
prendersi gioco di tutti, comportarsi in modo folle, spaventare a morte la gente. Ragazzi, lui era qualcosa di
speciale.
Dizzy mi portava sempre dovunque andasse. Diceva “Forza vieni con me Miles” e andavamo alla sua
agenzia o altrove o, come ho detto, andavamo su e giù negli ascensori solo per il gusto di farlo. Lui faceva
ogni tipo di cazzate divertenti.”
Dopo aver letto questo mi sono detto: “Ehi, io ho incontrato Dizzy in ascensore, questo ha senso!” erano le
6 del mattino, è perfino probabile che non fosse ancora andato a dormire e che dopo aver suonato fino a
tarda notte avesse passato le ultime ore facendo su e giù in ascensore! E come se la rideva, che risata che
ha mi ha fatto! davvero indimenticabile, assolutamente un suono indelebile
King-Dom

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