5G, molti sindaci lo bloccano per superstizione

Preoccupa e non poco la rivolta dei sindaci che pongono in maniera antiscientificae irrazionale i vpropri veti nei molti Comuni italiani sul 5G per presunti rischi sanitari mai dimostrati – Un appello delle Fondazioni, coordinate da FOR, per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla necessità che l’Italia recuperi in fretta i ritardi nella diffusione delle tecnologie digitali

Non c’è piano di rilancio dell’economia italiana che sta uscendo assai malconcia dall’emergenza sanitaria Covid-19, che non preveda una completa digitalizzazione del Paese e quindi un forte cambiamento tecnologico e culturale del modo di lavorare e delle relazioni sociali. Eppure ci sono potenti forze che si oppongono al 5G temendo che le emissioni elettromagnetiche possano essere nocive per i cittadini. Più di 500 sindaci stanno bloccando l’installazione delle antenne per la rete 5G con delibere che nel migliori dei casi, richiedono ai ministeri ed alle autorità sanitarie ulteriori informazioni, così da avviare un iter politico-burocratico che in Italia potrebbe durare anche anni.

Un grido di allarme su quanto sta avvenendo, è stato lanciato da una decina di Fondazioni e istituti di ricerca, coordinate da FOR – Fondazione ottimisti & razionali presieduta da Claudio Velardi, che hanno acquistato uno spazio pubblicitario su alcuni quotidiani per sottolineare che il nostro Paese è già in ritardo nella diffusione delle tecnologie digitali, ma che ora queste sono fondamentali per poter pensare ad un percorso di uscita dalla crisi su basi nuove e con una economia veramente competitiva. Se vogliamo un Paese non basato sul “sussidio” ma sul lavoro, oggi si apre una occasione  che non possiamo perdere.

Il manifesto delle associazioni di ricerca richiede soprattutto che per accelerare gli investimenti occorre mettere ordine nei processi autorizzativi che dovranno essere accentrati. In questi momenti non si richiedono soldi al Governo, anche se i fondi che verranno da Bruxelles potranno accelerare gli investimenti dei privati. Un ruolo spetterà anche agli enti locali ma, come chiede anche il piano Colao, occorre vincere le posizioni irrazionali ed antiscientifiche, affidando ad un organo centrale la responsabilità delle decisioni.

D’altra parte si tratta di paure totalmente immotivate. Le autorità sanitarie internazionali e nazionali hanno fatto approfondite ricerche sul tema e in nessun modo risulta esserci una qualche relazione tra le emissioni di onde elettromagnetiche e l’insorgere di tumori, o altre malattie invalidanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Istituto internazionale per la ricerca sul cancro hanno constatato che non esiste alcuna prova che queste emissioni abbiamo avuto effetti sull’uomo e nemmeno sugli animali.

E questi esperimenti, più volte ripetuti, vengono comunque fatti somministrando dosi ben più massicce di onde elettromagnetiche di quelle che possono essere assorbite da una persona che usa normalmente il proprio cellulare. E comunque molti sindaci magari non sanno che il 5G ha emissioni inferiori a quelle attuali. Infine, ad ulteriore tranquillità di tutti vale la pena ricordare che i limiti alla emissioni italiani sono notevolmente più bassi di quelli fissati in sede europea.

Sul tavolo quindi c’è anche la proposta di abolire le norme italiane e adottare quelle europee come del resto fanno molti altri paesi della UE. Un po’ come si chiede di fare anche per il codice degli appalti che in Italia è stato inutilmente appesantito di norme e controlli dettati dalla sfiducia dello Stato verso i cittadini ed i propri dipendenti, ma che di fatto bloccano ogni opera pubblica.

I sindaci di Comuni importanti come Udine, Messina, Vicenza, Siracusa, non stanno proteggendo i propri cittadini dai rischi sanitari, ma li stanno condannando ad essere tagliati fuori da uno sviluppo dell’economia che come prevedono tutti gli esperti, o passerà attraverso la digitalizzazione o non ci sarà alcuna ripresa della crescita e quindi nessun aumento delle opportunità di lavoro.

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