The King

THE KING

Per un “semplice scherzo del destino” quello di Bocephus King è stato l’ultimo show cui ho assistito live prima del lockdown, ed il primo dopo la fine dello stesso.

E devo dire che non c’era miglior artista con cui ricominciare, perché il suo live è sempre un qualcosa di imprevedibile, coinvolgente, travolgente, e perché James Perry (così risulta all’anagrafe) è uno dei personaggi più incredibili e meno classificabili della musica internazionale.

Quando si parla di lui, lo spettro musicale che frequenta è talmente ampio che davvero si fa fatica ad inquadrarlo in un preciso genere. Certo, l’ambito è quello del rock, nell’accezione più generica ed onnicomprensiva del termine, ma le sfumature sono davvero tante.

Tra queste, quella che merita (almeno al momento) più attenzione è la sua passione per la musica italiana di qualità, dal momento che le sue frequentazioni del nostro Paese sono state, negli ultimi anni, molto assidue.

Il suo ultimo album, pubblicato ad inizio 2020, si intitola “The infinite & the autogrill Vol. 1”, e già appaiono chiari i riferimenti alla cultura italiana, con l’Infinito di Leopardi ed il famoso pezzo di Guccini “Autogrill”, da lui tradotto in inglese ed eseguito al Tenco del 2015.

La precisazione, nel titolo, che si tratta di un “Vol. 1”, e l’assenza di brani ispirati alla poesia leopardiana o della stessa “Autogrill”, lascia intendere che ci saranno altri volumi, e da indiscrezioni sembra che siano in totale almeno 3.

In questo album le cover di brani italiani presenti sono due, ovvero “Farewell Lugano” (la “Lugano addio” di Ivan Graziani) e “Creuza de ma” di Fabrizio de Andrè, e la dicono lunga sul gusto raffinato dell’artista, nonché sulla sua capacità di assimilare, elaborare e rendere propri e personali i più disparati pezzi altrui.

D’altronde, nelle varie esibizioni che ho visto dal vivo (e che molti avranno avuto occasione di vedere, perché suona davvero spesso in Italia), ha sempre dimostrato di essere abilissimo anche nella mera esecuzione di brani altrui, riuscendo ad emozionare senza imitare pedissequamente, anzi, portando i brani nel suo mondo e dando loro nuova vita, rendendo, amplificate, le emozioni originali (provare per credere, la sua versione di “Senor” di Bob Dylan, presente sull’album “Amarcord”).

E le sue composizioni non sono certo da meno, i brani che compongono l’ultimo album sono un esempio della sua variegata produzione, dalle potenti “One more Troubadour”, “Buscadero” o “John Houston”, alle più solari “Something beautiful” e “Life is sweet”, senza trascurare “The other side of the wind” e la struggente “Identity”.

Nove brani in tutto, nove declinazioni della fantasia e dell’arte di Bocephus King, che si lasciano ascoltare non passivamente, ma ti trascinano dentro il suo mondo, anzi, ciascuno, in uno dei suoi diversi e policromi mondi.

E per tornare alla sua recente passione per la musica italiana, molti sono i brani che ha già più volte eseguito dal vivo, come “Mi sono innamorato di te”, nella quale riesce ad incarnare, senza pose, la disperazione di Tenco, o “Via con me” di Conte, o un altro brano di Graziani come “Pigro”, o ancora la “Alice” di De Gregori; c’è da sperare che qualcuna di queste, unitamente ai riferimenti già presenti nel titolo dell’album, possa comparire nelle prossime uscite…

Rino Bonina

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