Cara Italia, giovane torinese di origine maghrebina scrive

La storia di Zakaria Jarmouni, giovane torinese di origine maghrebina, è una stupenda risposta, scritta in un italiano perfetto, sbattuta in faccia a tutti gli “itagliani” che difendono una cultura che non hanno, una lingua che non parlano e un Paese che non conoscono.

“Cara Italia, non sono un ladro. Ti scrivo amareggiato, per dirti che sono stanco di tutto questo. Qualche giorno fa stavo uscendo di casa, in pigiama, con tre sacchetti della spazzatura in una mano ed un paio di chiavi nell’altra, diretto verso i bidoni dell’immondizia nel cortile interno del mio palazzo. Mentre rigiro le chiavi in mano, una signora mi si avvicina da dietro con fare accusatorio. “Chi sei tu? Cosa pensi di fare? Non puoi stare qui, vattene o chiamo la polizia. ”Tira fuori il telefono, iniziando a fotografarmi. Mostro alla signora le chiavi, interdetto, informandola che sto solo cercando di andare a buttare la spazzatura. La signora continua a fotografarmi. ‘Se provi ad entrare chiamo la polizia, sei un ladro’. ‘Signora, sono in pigiama, ho le chiavi, ho tre sacchetti della spazzatura in mano, che problema ha? Non sono un ladro’. ‘Hai rubato le chiavi! Chiamo la polizia! Identificati subito!’ Infastidito dal tono della signora, rifiuto di risponderle, giro le chiavi e mi dirigo verso il cortile interno. La signora stava chiamando la polizia. Non riuscivo a credere a ciò che stava succedendo. Chiamo il mio coinquilino dal cortile, magari a lui la signora avrebbe dato ascolto. Scosso, rientro nel mio appartamento. La signora nel frattempo manda le foto al mio affittuario, il quale, la informa che sono un inquilino con regolare contratto. La signora si giustifica dicendo che quella mattina, qualcuno aveva rubato la borsa alla figlia. Non si è mai visto un marocchino in quel quartiere, dovevo per forza aver trovato le chiavi, rintracciato il luogo dove abitava la figlia, e ora stavo provando ad entrare nel palazzo. In pigiama. Con tre sacchi della spazzatura. E le chiavi. Ovviamente. La signora, tutt’oggi, si rifiuta di chiedere scusa. Ed è forse questo l’aspetto che più di tutti mi lascia amareggiato. Ma nonostante tutto questo, sono fiero. Fiero di tutti/e coloro che mi hanno subito supportato, aiutato, spalleggiato, difeso.

Cara Italia, questi sono tuoi figli e tue figlie. E saranno sempre più di chi mi vuole alieno. Sono i miei fratelli, le mie sorelle. Cara Italia,l’Italia siamo noi, Insieme. Con affetto, tuo figlio Zakaria.”

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