Nuovo decreto Covid, verso la proroga di 30 giorni del divieto di spostamenti

Il blocco della mobilità scadrà il 25 febbraio, mentre il decreto tutt’ora in vigore scadrà il 5 marzo. Le Regioni chiedono anche più vaccini e la revisione dei parametri. Confermate le visite in altre abitazioni massimo in due

Nel primo pomeriggio di domenica, l’esecutivo guidato da Mario Draghi ha convocato un incontro con i governatori per discutere le misure del decreto legge per il contrasto dell’epidemia che dovrà essere approvato nel Cdm e che, dunque, avrebbe una durata fino al 27 marzo. L’obiettivo del vertice è stato anche quello di iniziare a prendere in considerazione le norme del nuovo Dpcm che sostituirà quello in scadenza il 5 marzo.L’Italia resta a colori – Se da un lato è stata anticipata la decisione di prorogare di 30 giorni il blocco degli spostamenti fra Regioni, dall’altro è stata invece accantonata l’ipotesi di istituire una zona unica arancione per tutta la Penisola. L’Italia resterà a colori, con chiusure chirurgiche localizzate dove serve. La vera novità del governo Draghi sarà però il metodo: stop alle decisioni dell’ultimo momento, le nuove misure saranno adottate con largo anticipo e in accordo con Regioni e Parlamento.

Le richieste dei Comuni – Sono state infine quattro le richieste avanzate dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro, a nome dei sindaci, durante il vertice tra governo e autonomie. Primo: il sistema dei parametri per stabilire le limitazioni su basi certe, funziona, ha fatto tenere sotto controllo la curva e ci ha evitato un nuovo lockdown generalizzato. “Per questo riteniamo che debba restare in vigore, anche se gli indici da utilizzare possono essere modificati sulla base delle indicazioni delle autorità scientifiche al tavolo tecnico con le Regioni”. Secondo: I ristoranti, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, “devono poter riaprire anche di sera: la consumazione al tavolo assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l’arrivo della bella stagione”. Terzo: “Bisogna lavorare immediatamente a un piano vaccinale in grado di gestire la vaccinazione di massa che confidiamo di dover organizzare da marzo. Un piano che per funzionare deve coinvolgere i sindaci per l’utilizzo delle strutture comunali che permettono di concentrare numerosi punti di vaccinazione, come i palazzetti dello sport”. Quarto: infine “occorre procedere con speditezza al finanziamento dei nuovi ristori”.

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