Argomento politico al centro delle discussioni al bar, in piazza ed anche nei salotti orlandini, è la critica situazione finanziaria del comune di Capo d’Orlando e le possibili soluzioni che potrebbero salvarla dal default. Prima di tutto, da cronisti, intervistando i cittadini, è emerso che non a tutti sono chiari i requisiti per dichiarare il dissesto dell’ente nè è chiaro cosa sia un Piano di Riequilibrio.

Proviamo a fare chiarezza – Si dichiara il dissesto finanziario quando un comune non sia più in grado di fornire servizi essenziali alla città. Cioè, si attiva la procedura di dissesto quando l’ente locale non è più in grado di svolgere le proprie funzioni e di erogare servizi indispensabili ovvero non sia in grado di assolvere a debiti liquidi ed esigibili (art. 244, TUEL). Cura del verde pubblico, sostegno alla cultura, pagamento degli stipendi ai dipendenti, opere di manutenzione di strade, queste sono solo alcune voci di spesa che non essendo corrisposte portano alla dichiarazione di dissesto finanziario. Nessun sindaco o assessore vorrebbe veder abbinato il proprio nome ad un fallimento anche perché, per chi l’ha causato, ci sono pene severe: accertate le responsabilità, per 10 anni a loro carico scatta ineleggibilità e l’interdizione dai pubblici uffici oltre un risarcimento da 5 a 20 volte il proprio stipendio lordo quindi per evitarlo un politico potrebbe essere disposto a tutto?.

In caso di Dissesto finanziario, per 5 anni arriverebbero tre commissari nominati dal governo per risanare i conti ed eliminare gli sprechi e sindaco e giunta subirebbero gravi sanzioni.

Con il Piano di riequilibrio, invece, per 20 anni si metteranno a posto i conti, non esisterebbero limiti all’aumento dell’IRPEF e, soprattutto, sindaco e giunta non subirebbero sanzioni.

Siamo sicuri che questo piano salvi la città? – C’è da capire, anche, come i sindaci e gli assessori di enti in fallimento siano riusciti per anni a non rendicontare i buchi in bilanci e se questi siano stati, nella male augurata ipotesi, abilmente confezionati per ottenere le approvazioni dai rispettivi consigli comunali.

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