Sab. Apr 18th, 2026

Antonio Ingroia ieri sera a “Notturno d’autore” con il libro “Traditi”

Ha suscitato l’interesse di un vasto pubblico, ieri sera in piazza Matteotti a Capo d’Orlando, l’incontro con Antonio Ingroia, ex magistrato antimafia e oggi avvocato, intervistato nell’ambito della rassegna “Notturno d’autore” dal professor Rinaldo Anastasi per presentare il suo nuovo libro “Traditi: Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla Magistratura”, edito da Piemme e scritto con il giornalista Massimo Giletti.
Contagiosa l’energia di Ingroia, che per oltre un’ora ha spiegato le verità nascoste sulle ultime stragi di mafia, quelle che trentatrè anni fa hanno colpito i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime, prima che del tritolo, di veleni e ostruzionismo da parte dei colleghi magistrati, della politica e di buona parte della cittadinanza. Tradimenti, amarezze e delusioni che hanno portato lo stesso Ingroia, nel 2013, ha lasciare la magistratura “perché mi sono reso conto che non era più aria”.
“I magistrati – ha spiegato Ingroia – vanno bene e sono incensati quando sono morti, mentre da vivi vengono massacrati. La democrazia ha solo vinto qualche battaglia, ma ha perso la guerra”.
Una guerra all’insegna di false verità e trattative Stato-Mafia e del più grande depistaggio della storia d’Italia (definito così dalla Procura di Caltanissetta), con la fabbricazione di falsi pentiti ad opera di uomini delle istituzioni. Tra tutti Arnaldo La Barbera, capo all’epoca dei fatti della Mobile di Palermo, Giovanni Tinebra, procuratore di Caltanissetta dal 1992 al 2001, Bruno Contrada, ex funzionario, agente segreto ed ex poliziotto. Emblematica la sparizione della famosa agenda rossa di Borsellino, “in mano a qualcuno che continua a usarla come strumento di ricatto”.
“E’ normale che la Mafia cerchi di fare trattative con lo Stato – afferma Ingroia – meno normale è quando lo Stato cerca di fare trattative con la Mafia”.
In tutto questo non mancano le responsabilità dei cittadini e il loro “tradimento”, come quando scelsero Totò Cuffaro invece di Rita Borsellino come presidente della Regione Sicilia: “I siciliani non hanno mai saputo usare l’arma più potente: la matita dentro l’urna elettorale”.
Il libro vuole essere una sorta di bilancio, un test per tastare il polso della cittadinanza girando l’Italia, sperando ancora, nonostante tutto: “Il polso batte ancora. C’è un pezzo d’Italia che guarda a Falcone e Borsellino come loro modelli. In quel pezzo d’Italia ho fiducia”.


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