JAMES BROWN live in Taormina 1998

Memorie di un live. Teatro Antico 13 luglio 1998

Nella mia vita ho avuto la fortuna di assistere a ben 3 concerti di James Brown. È successo nel secondo di questi che mi sono ritrovato appunto faccia a faccia con la leggenda. La prima volta avevo circa 15 anni e al castello di Milazzo fu una rivelazione, un’Epifania, un elettroshock rigenerante, un’overdose di adrenalina mai sperimentata prima di allora. 10 anni dopo Mr. Brown torna for the second coming. Io non sono più il teenager sprovveduto e facilmente impressionabile che ero la prima volta, ma un sufficientemente rodato musicista con una buona esperienza di concerti live alle spalle, stavolta ci vorrà ben altro per farmi vibrare le viscere…

Il concerto si tiene addirittura al teatro greco di Taormina, su quel palco i migliori attori, cantanti e musicisti delle loro rispettive generazioni si esibiscono da quasi 3000 anni; e tra non molto sarà il turno di James Brown, ne sarà all’altezza? La mia risposta è sì; così decido di comprare i biglietti nonostante il prezzo sia di fascia medio alta. Mio fratello Vito viene immediatamente arruolato nella spedizione, era presente la prima volta al castello di Milazzo e di conseguenza non si fa pregare più di tanto, era poco più di un dodicenne eppure quella serata se la ricorda bene anche lui. Decidiamo di invitare le ragazze con cui stiamo uscendo al momento. Una perfetta occasione per passare una bella serata nonché per fare colpo su di loro con la nostra cultura musicale ricercata, non mainstream, non troppo pop ma neanche troppo snob; insomma qui si tratta di muovere la chiappe a ritmo funk, vediamo come se la caveranno queste due pollastrelle…

Quando arriva la sera dell’evento noi siamo sul pezzo, stranamente puntuali e carichi come un orologio svizzero. La cornice è spettacolare, il palco è pronto e dietro di lui si vedono chiaramente l’Etna e il mar Ionio, è agosto e il sole sta tramontando, l’impatto visivo è mozzafiato. Troviamo dei posti abbastanza buoni (quelli sotto il palco costavano il triplo quindi li abbiamo scartati) e ci accomodiamo. Manca ancora un po’ all’inizio e decido di andare in bagno subito per non doverci poi tornare durante lo show. A questo punto succede qualcosa di imprevisto; bisogna sapere che il bagno in un teatro greco non è esattamente vicino agli spalti come in un cinema o in un teatro moderno, devo quindi scendere tutti i gradini delle scalinate e recarmi verso la zona “toilette” che si trova un po’ più lontano. Durante il tragitto, poco dietro il palco, probabilmente vicino ai camerini, mi imbatto in uno dei musicisti della band e non resisto alla tentazione di fermarmi a fare due chiacchiere con lui. Grazie al mio inglese universitario (studiavo lingue all’Università) non impeccabile ma sufficiente per comunicare, scopro che si tratta del bassista (wow! abbiamo qualcosa in comune!). E’ simpatico e mi chiede se sono in possesso di sostanze stupefacenti naturali (wow! un’altra cosa in comune!). Nonostante in questa fase della mia vita io ne sia un consumatore abbastanza abituale, questa sera ne sono sprovvisto e mi tocca dirgli di no, comunque dopo aver scambiato quattro chiacchiere in allegria, ci salutiamo con un in bocca al lupo per il live e con un abbraccio fraterno. Proseguo il mio percorso verso i bagni ma a un certo punto sento delle urla e vedo degli omoni dimensione armadio che mi fanno cenno di fermarmi e sbraitano in inglese. Non capisco bene cosa sta succedendo ma il messaggio è chiaro, devo fermarmi immediatamente e non posso raggiungere la toilette che ormai era a pochi passi da me. Il motivo di questa agitazione lo scopro qualche istante dopo; vedo arrivare una limousine, di quelle a 6/8 porte che si ferma proprio davanti a me, bloccandomi la strada che mi porterebbe a soddisfare i miei bisogni fisiologici. Si apre la porta della limousine e ne esce un altro omaccione 2m x 2m che da perfetto autista di alta classe va ad aprire le porte posteriori. Ne esce prima una donna alta, bionda, in carne, non più giovanissima, discinta e molto truccata. Dopo di lei ECCOLO, è LUI! The hardest working man in the show business, Mr. Star Time, Mr I feel good, the goffa them of soul, Mr. James fucking Brown! Praticamente è a un passo da me, riesco a vedergli perfino le rughe del collo, la figura nonostante l’età è ancora solida e in forma, vestito sgargiante sobrietà zero. Ovviamente non mi degna neanche di uno sguardo, prende per la vita il donnone biondo (che poi scoprirò essere anche corista per l’occasione nonché cantante in 2 pezzi in cui risulteà chiaro a tutti che le sue doti migliori non sono quelle canore), e si dirige verso il backstage. Io dopo aver espletato i miei bisogni, ritorno al mio posto e racconto entusiasta l’accaduto. A riprova di quanto affermo e a beneficio della nutrita schiera di amici che simpaticamente mi taccia di cazzaro, vi allego delle foto che sono riuscito a scattare da distanza ravvicinata proprio a Mr. Brown. 

Ma torniamo al nostro concerto che ormai sta per iniziare, anzi eccolo che inizia… come da protocollo entra prima la band e senza troppi preamboli attacca un ritmo superfunk incalzante con accento sull’uno (il primo quarto nella battuta di 4), come prevede la dottrina del padrino del Soul. Quando il beat ha ormai preso il controllo del palco ecco che arriva il maestro di cerimonia, la cui funzione è semplicemente quella di galvanizzare il pubblico decantando a voce alta i prodigi del suo datore di lavoro e incendiare la platea come un predicatore laico. Basterebbe sostituire il nome JAMES BROWN con quello di JESUS e saremmo catapultati nel bel mezzo in una chiesa evangelica o battista nel sud degli Stati Uniti durante una celebrazione domenicale, condita da organo, batteria e cori gospel più o meno improvvisati dai fedeli. Invece ci troviamo nel teatro greco di Taormina, luogo millenario pervaso da una sacralità di stampo politeista, e dopo le tante divinità che, attraverso gli attori che le impersonavano, hanno fatto la loro apparizione su questo palco, oggi è il turno del Dio del Ritmo in persona e dei suoi accoliti.

Lo show è travolgente e incalzante anche stavolta, la gente sugli spalti di pietra non può fare a meno di ballare, tutto fila liscio come previsto in una catarsi collettiva di allegria e liberazione, come in un antico rito pagano in cui attraverso la danza è possibile esorcizzare i propri demoni interiori. James Brown è lo sciamano nero, le sue radici affondano nell’Africa tribale e si allungano sul razionalismo del mondo occidentale che, seppur inconsciamente, in questi show riprende contatto con il battito primitivo della razza umana e ne trae beneficio. A metà del set la star torna per 10 minuti nel backstage e lascia il palco alla sua accompagnatrice-corista che si esibisce in 2 pezzi in cui pur facendo del suo meglio, riesce solo a spedire metà del pubblico a comprare birra o snack per ricaricare le energie necessarie ad affrontare l’ultima parte dello show, quella più impegnativa e più appagante per tutti; quella in cui “everybody GET DOWN!”.

Quando la biondona platinata termina la sua discutibile performance, sia James Brown che la sua audience hanno ormai ricaricato le pile, ognuno attingendo alle risorse energetiche fornite dalla propria benzina preferita (mi chiedo per l’appunto cosa usasse Mr. Dynamite…), siamo quindi pronti per il gran finale, gli ultimi pezzi, tiratissimi e infuocati tra piroette e spaccate del mattatore, tutti a ballare come se non ci fosse un domani, e se qualcuno rimane seduto sugli spalti di pietra la cosa probabilmente è da imputare ad arti ingessati o a qualche disabilità fisica.

Alla fine dello spettacolo andiamo via felici e carichi, c’è ancora tempo per una piacevole passeggiata per le vie di Taormina, per una granita, uno sguardo al panorama mozzafiato del mare sovrastato dall’Etna, alcune foto e qualche bacetto rubato un po’ qui e un po’ là alle nostre meravigliose accompagnatrici che tutto sommato hanno retto la sfida. Infatti hanno ballato, si sono divertite e credo che anche per loro questa resterà una serata da ricordare. Lunga vita al Funk!

KingDom

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