TikTok non sarà più disponibile a Hong Kong

TikTok ha dichiarato che sta interrompendo il servizio della sua famosa app di condivisione di brevi video a Hong Kong, a causa dei “recenti eventi”. L’app sarà rimossa dallo store della regione “in pochi giorni”, ha detto un portavoce. La ByteDance con sede in Cina, attualmente guidata dall’ex manager Disney Kevin Meyer, proprietaria di TikTok diventerebbe così il primo internet service a ritirarsi dal mercato della regione dopo la nuova legge sulla sicurezza imposta dalla Cina. Facebook, Google e Twitter hanno bloccato le richieste del governo e della polizia di Hong Kong di avere informazioni sugli utenti, a seguito della stretta di Pechino per bloccare minacce alla sicurezza nazionale.

L’annuncio arriva dopo che il servizio di condivisione di brevi video è stato accusato negli Stati Uniti di censurare i contenuti e di ontrollare un’ampia gamma di dati degli utenti americani. Il segretario di Stato americano Michael Pompeo così ha dichiarato a Fox News: “Stiamo sicuramente esaminando” il blocco delle app di social media cinesi, inclusa TikTok.

La soluzione è già stata adottata dall’India che ha recentemente bloccato 57 app, soprattutto cinesi, inclusa TikTok a WeChat (di Tencent) in seguito alle tensioni tra i due Paesi nella zona di Confine della Galwan Valley in Himalaya.

TikTok raccoglie oltre 100 milioni di giovani americani, mentre i servizi di ByteDance Douyin e Toutiao lo fanno per un numero simile di cinesi. Tiktok ha sempre negato che i dati degli utenti fossero conservati in Cina, dichiarando i propri server fuori dalla giurisdizione cinese. È stata tuttavia criticata per essersi spesso allineata con le priorità di Pechino, prendendo di mira video relativi alle proteste contro la democrazia a Hong Kong, al maltrattamento dei musulmani nella regione cinese dello Xinjiang e ai contrasti al confine tra India e Cina. L’anno scorso, un portavoce di ByteDance ha detto a Bloomberg che i video dalle proteste di Hong Kong non sono stati rimossi per motivi politici, ma piuttosto per violazione delle linee guida su contenuti violenti, grafici, scioccanti o sensazionali.

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