Alosha il Danzastorie

Salve, sono Alosha, il mio nome mi è stato dato dal mio Maestro spirituale Michael Barnett, il suo significato è “ cuore divino”. Credo che sia importante avere un nome con un significato, così ci lavori su per una vita. Ho usato il mio nome “Alosha” per la mia vita artistica perché credo che non sia distante dalla ricerca interiore. Il mio lavoro, appunto, è una ricerca, una ricerca di linguaggio corporeo che permette di raggiungere il cuore della gente per rimanere impressa la memoria del tempo.

Come la danza ha cambiato la tua vita e quando è successo?

Forse ho cambiato io la danza per cambiare la mia vita.

 Iniziai a studiare danza, breakdance sul marmo di galleria colonna a Roma con i figli degli ambasciatori americani, era il 1984, ed ho vissuto l’underground in modo vero e sincero.

Dopo tanti anni, studio e laurea in Scienze Motorie e anche danza contemporanea, il cambiamento è avvenuto quando ho rifiutato il modo di danzare convenzionale e fine a se stesso o di intrattenimento, anche perché la scelta è stata dura, perché ho lasciato un posto “fisso” come insegnante a scuola per seguire la mia passione, e dopo anni all’estero come danzatore per varie compagnie e dopo aver acquisito esperienze come performer di arte contemporaneo grazie all’incontro con Marina Abramovic, sono tornato in Italia a Roma.

Lo studio delle culture e l’interazione fra esse quanto è importante nel tuo percorso?

Direi determinante. Mi sono sempre affacciato ad oriente avendo i piedi a sud. Le mie radici siciliane mi permettono di comprendere attraverso la mia mappa genetica l’enorme tesoro e la ricchezze delle varie culture, che per me diventano modo di espressione corporeo, movimento e azione.

Ti sei mai pentito di aver scelto questa strada?

No fino al mese di marzo 2020, dopo il Covid 19 e le misure adottate per noi artisti, in parte si. Si perché ho una famiglia, ed ho una responsabilità non solo economica ma anche etica. Sulla responsabilità etica, artistica e culturale che il mio paese non ha dato nessuna garanzia, la sento come un tradimento. Perché l’immensa cultura italiana è stata tradita, dando priorità all’apertura delle discoteca invece della scuola e del mondo dell’arte. Eppure noi artisti siamo stati educati a questo, a vivere e risolvere, ma nessuno ci ascolta.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Assicurare il pane quotidiano, e lo faccio con ogni mezzo e con tutte le competenze che ho. Artisticamente sono in produzione con uno spettacolo intitolato “Pietre violate” su l’illustre Lionardo Vigo, una bellissima collaborazione con il grande Giovanni Anzalone sui miti della Sicilia orientale, ed essendo un Danzastorie affinare una sperimentazione bellissima con la mia danzatrice Giovanna Finocchiaro chiamata ‘NZICHITANZA, uno spettacolo sensazionale.

Hai mai pensato di emigrare per lavoro?

No. Perché già l’ho fatto. Ho fatto una carriera da danzatore soprattutto all’estero. E non lo consiglio a nessuno, soprattutto adesso in quest’epoca che viviamo, anzi dobbiamo far crescere nella mia terra la Sicilia, una resistenza culturale di giovani talenti, perché c’è ne sono tanti e molto bravi.

Quanto è importante la tua terra nel tuo lavoro?

La cosa più importante del mio lavoro è la mia terra. Una ricchezza inestimabile dove attingo ogni giorno, una continua sorpresa, non basterà una vita per scoprire l’immensa cultura siciliana, è una grande strada maestra dove tutti trovano il modo di esprimersi.

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