Palermo – La mostra – organizzata dal Servizio Biblioteca e Archivio storico dell’Assemblea Regionale Siciliana – fa parte del percorso abituale di visita alla residenza monumentale dei re normanni (apertura quattro giorni a settimana: lunedì, venerdì, sabato e domenica) e sarà visitabile fino al 27 luglio. Pasolini clandestinus, outsider, corsaro. Un eretico pervaso da un profondo senso del sacro e da una radicalità visionaria che lo porta a sfidare le convenzioni e i luoghi comuni del pensiero dominante. A essere voce non allineata capace di indagare come nessuno le contraddizioni della società italiana annidate dietro il boom economico e di diventare coscienza critica del Novecento. A raccontare la società contadina annientata dallo sviluppo e gli ultimi delle periferie rimasti ai margini. E proprio da questa sua radicalità di pensiero nasce la fascinazione di Franco Accursio Gulino: artista saccense, di nascita e di ritorno, anche lui visionario, anche lui indagatore delle contraddizioni del suo tempo, anche lui pensatore non allineato, legato a doppio filo all’Isola Ferdinandea che a fine Ottocento sbuca dal mare del Canale di Sicilia, di fronte alla sua Sciacca, e si reimmerge sorniona per prendersi beffa dei potenti del mondo che fanno a gara per conquistarla. La fascinazione per la Ferdinandea va di pari passo, nell’artista, con l’amicizia virtuale che ha stretto con Pier Paolo Pasolini, fratello di pensiero. Gulino avvicina Pasolini nei primi anni Duemila, lo assorbe, lo rende soggetto e icona febbrile, lo schianta su grandi tele di quasi 2 metri per 2 che indagano furibonde il viso scarno del poeta. Che ora si tinge di carminio, ora di giallo ocra, ora si ferisce, ora si illividisce, ora sorride, ora è un giullare, un re, un attore elisabettiano, ma mantiene sempre un’iconografia riconoscibile, occhi dalle lunghe ciglia, labbra rosse pronunciate. In quasi vent’anni, Franco Accursio Gulino è ritornato più e più volte su Pasolini: lo avvolge in un sudario, lo traveste da Gorgone, lo abbiglia come una pin-up. 

Tutto questo, nel centenario della nascita del grande intellettuale, è diventato un’unica mostra, Pasolini Clandestinus, promossa dal Servizio Biblioteca dell’Ars e curata da Laura Anello; la mostra è appena stata inaugurata nelle sale degli ex Presidenti e Pompeiana, a Palazzo Reale, a Palermo, alla presenza del presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè, del segretario generale Fabrizio Scimé, del presidente della Commissione di vigilanza sulla Biblioteca dell’Ars, Michele Catanzaro, dei componenti della Commissione, Stefano Pellegrino e Gianina Ciancio, e di Giorgio Martorana, direttore del Servizio biblioteca dell’Ars e dell’Archivio Storico. Quasi trenta opere, scelte tra quelle realizzate nel corso degli ultimi vent’anni, dialogheranno con i preziosi dipinti e stucchi delle due sale del Palazzo, in un’esposizione arricchita da un documentario di Daniele Salvo con le musiche di Marco Podda, sull’opera di Gulino. Disponibile il catalogo pubblicato da Edizioni Caracol.  Franco Accursio Gulino è un artista eclettico: pittore, poeta, film maker. Spinto da una vera “necessità”, attraversato da un’energia che lo fa dipingere febbrilmente, giorno e notte, nella sua casa-studio a Sciacca dove sono accatastate centinaia di opere dipintesu tele, tavole, vecchie porte, finestre, cartoni, manifesti pubblicitari, in uno straripante bisogno espressivo. Ogni supporto diventa un libro su cui scrivere un capitolo formale, riagganciare un brandello di discorso già avviato. Perché Gulino ama procedere per capitoli, ritornare sull’opera compiuta e rileggerla, offrendole una possibilità di rinascita. I suoi “cicli” sono facilmente riconoscibili, e così lo è Pasolini: il rapporto (virtuale) tra i due nasce dalla visione de La Ricotta, episodio di Ro‐Go‐Pa‐G (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti) in cui il regista mette in scena nel 1963 la sua potente riflessione su Cristo: Gulino realizza una grande Crocifissione su uno sfondo rosso sangue e su un supporto plastico semitrasparente che gli dà una consistenza metafisica e trascendente. “La faccia dell’intellettuale ora è la tavolozza della scrittura immaginaria tanto cara a Gulino – quella degli ultimi che non hanno voce, ma anche quella dell’incomunicabilità come condizione umana – ora è sormontata da una corona, ora ha la bocca pronunciata e rossa, ora ha le ciglia lunghe, ora ha la testa come il cono di un vulcano da cui erompe il pensiero” scrive Laura Anello nel suo testo in catalogo [Edizioni Caracol].

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