Un investimento da oltre 3 milioni di euro per abbattere almeno 40.000 alberi lungo le autostrade della Sicilia nord-orientale. È questo il cuore della bufera che sta travolgendo il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), accusato da cittadini, professionisti e associazioni ambientaliste di stare compiendo uno “scempio paesaggistico” senza i necessari presupposti legali e scientifici.
L’intervento, approvato con il decreto dirigenziale n. 440 del 30 agosto 2024, interessa l’intera tratta della A20 Messina-Palermo, la Tangenziale di Messina e parte della A18 Messina-Catania. Il CAS giustifica l’operazione come necessaria per eliminare “potenziali pericoli” derivanti da alberature incombenti sulle carreggiate, a seguito di segnalazioni di comuni e privati.
La mobilitazione, guidata dal comitato “Non sono indifferente” e dal messinese Vincenzo Jannuzzi, che si è fatto portavoce del comitato e delle associazioni ambientaliste scese in campo, punta il dito contro la natura massiva dei tagli. “Si stanno abbattendo pini sani di 70 anni anche dalle mezzerie e dalle piazzole di sosta, lasciando queste ultime sotto il sole cocente”, denuncia Jannuzzi, sottolineando il paradosso di un ente che, pur faticando a riparare le buche, investe milioni per privare la comunità del suo patrimonio verde.

Al centro della contesa c’è la regolarità delle perizie. Secondo quanto riferito dai manifestanti, l’incarico per monitorare ben 200 km di rete sarebbe stato affidato a un singolo agronomo il 4 marzo 2024, con relazione consegnata appena due mesi dopo. È possibile una verifica puntuale di ogni singolo albero in così poco tempo?
Viene richiamata la sentenza del Consiglio di Stato n. 9178/2022, che vieta abbattimenti generalizzati senza prove di trazione e stabilità per ogni fusto.
Si cita il precedente del Tribunale di Torino (2024), che definisce gli alberi “infrastrutture ambientali essenziali” e non semplici elementi d’arredo sacrificabili.
Anche il mondo accademico esprime forte preoccupazione. L’agronomo Alessandro Giaimi, componente del comitato “Non sono indifferente” mette in guardia sui rischi idrogeologici: “Cosa ne sarà dei versanti, prima protetti dalle radici, alle prossime piogge?”.
WWF, Legambiente, Lipu, Serapide e Italia Nostra ricordano che l’abbattimento in questo periodo viola la Legge 157/1992, poiché distrugge i nidi durante il periodo di riproduzione dell’avifauna, configurando potenziali reati penali per maltrattamento di animali e danneggiamento del patrimonio indisponibile dello Stato.
“Chiediamo l’interruzione immediata delle attività. Il taglio di un albero è l’eliminazione di una forma di vita, non di un oggetto. Il CAS dovrebbe puntare su manutenzione e assicurazioni, non sulle motoseghe”, è l’appello dellel associazioni.
La battaglia si sposta ora sul piano della mobilitazione popolare con una raccolta firme online che punta a coinvolgere la Regione Siciliana e l’assessore Alessandro Aricò per fermare definitivamente i cantieri.
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