Bloccate le operazioni nei porti dell’isola: a rischio rifornimenti per supermercati e grande distribuzione. Divisioni tra le associazioni di categoria
A partire dalla mezzanotte tra lunedì e martedì, in Sicilia è scattato lo sciopero degli autotrasportatori, che hanno sospeso le operazioni di carico e scarico dei rimorchi dalle navi. La protesta è stata indetta in risposta all’aumento dei prezzi del carburante, collegato alle tensioni e al conflitto in Medio Oriente.
L’iniziativa punta a bloccare il flusso delle merci verso la grande distribuzione e i supermercati dell’isola, che dipendono quasi interamente dal trasporto su gomma. L’obiettivo dichiarato è esercitare pressione sul governo e sulle amministrazioni locali affinché intervengano per contenere l’impatto dei rincari.
Lo sciopero, destinato a protrarsi fino a sabato 18 aprile, è stato promosso dal Comitato trasporto siciliano, che riunisce alcuni dei principali operatori logistici della regione. Tuttavia, non tutte le sigle del settore condividono la mobilitazione: gli autotrasportatori aderenti alla Cna hanno infatti espresso contrarietà al blocco.
Tra le richieste avanzate dal Comitato figura l’utilizzo, da parte del ministero dell’Economia, dei proventi derivanti dall’ETS — il sistema europeo che impone costi alle attività più inquinanti — pagati dalle imprese di Sicilia e Sardegna. Tali risorse, secondo i promotori della protesta, dovrebbero essere destinate a sostenere economicamente le aziende di trasporto, attenuando gli effetti dell’aumento dei carburanti.
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