Un episodio grave che riaccende il dibattito sulle criticità del sistema sanitario, in particolare nell’ambito della salute mentale.
Dopo il caso del 34enne di Messina, allontanatosi dal pronto soccorso dell’Ospedale Papardo e successivamente investito sulla Statale 113, interviene la segreteria regionale di SHC Sicilia – Human Caring Sanità, che parla senza mezzi termini di un sistema “al collasso”.
I fatti risalgono al 9 aprile. L’uomo, affetto da disturbi psichiatrici, era stato condotto in ospedale a seguito di una crisi. Dopo la visita, essendo stato ritenuto collaborante, era rimasto in pronto soccorso in attesa di un posto nei reparti specialistici, che però non risultava disponibile né nella zona nord della città né al Policlinico di Messina. Nelle ore notturne, intorno alle 3, il paziente si è allontanato autonomamente dalla struttura.
Dopo aver vagato per diverse ore, è stato investito da un camion nei pressi di Mortelle, riportando gravi ferite agli arti inferiori. Soccorso e trasportato nuovamente al Papardo, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Sulla vicenda i familiari hanno annunciato un esposto, denunciando una presunta carenza nella vigilanza e, soprattutto, la mancanza di comunicazioni tempestive dopo l’allontanamento. L’ospedale ha precisato che il ricovero era volontario e che, in assenza di un trattamento sanitario obbligatorio (TSO), non erano previsti obblighi di sorveglianza diversi da quelli ordinari.
Proprio su questo aspetto interviene il sindacato SHC Sicilia, che pur evitando di attribuire responsabilità individuali, sottolinea come l’episodio evidenzi criticità strutturali diffuse nei servizi territoriali e ospedalieri dedicati alla salute mentale.
Secondo i dati citati, in Italia si contano circa 854 mila pazienti psichiatrici assistiti, mentre in Sicilia quasi la metà non riceverebbe cure adeguate. A preoccupare è anche l’aumento del 14,8% delle riammissioni nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura entro 30 giorni. Un quadro che si inserisce in una tendenza globale: l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala un incremento del 30% dei disturbi mentali nel periodo successivo alla pandemia, con un impatto significativo soprattutto tra i giovani.
“La carenza di personale sanitario – sottolinea la delegata regionale Patrizia Arena – rende difficile garantire un monitoraggio efficace e prevenire situazioni di rischio, esponendo gli operatori anche al peso della cosiddetta ‘colpa in vigilando’”.
Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sulla crescente fragilità dei pazienti più giovani, spesso aggravata dall’uso di sostanze e da contesti familiari complessi, che ostacolano l’adesione ai percorsi terapeutici. Da qui la richiesta di un cambio di approccio: non solo terapia farmacologica, ma un modello integrato basato su prevenzione, protocolli chiari e interventi coordinati.
SHC Sicilia sollecita quindi un intervento immediato delle istituzioni, il potenziamento degli organici e una revisione dell’organizzazione dei servizi, chiedendo l’apertura urgente di un tavolo tecnico.
Intanto il giovane resta ricoverato all’Ospedale Papardo, immobilizzato per le fratture multiple riportate nell’incidente. È stato sottoposto a un complesso intervento di ricostruzione delle tibie. La famiglia, assistita da un legale, sta preparando un esposto dettagliato per chiarire quanto accaduto e valutare la gestione complessiva del caso.
Tra i punti contestati vi è anche la mancata attivazione di un TSO: secondo la difesa, nonostante l’apparente collaborazione, le condizioni del paziente avrebbero richiesto un livello di tutela maggiore. Inoltre, i familiari riferiscono che il giovane seguiva una terapia farmacologica con somministrazione trimestrale, recentemente interrotta, elemento che potrebbe aver contribuito al peggioramento del quadro clinico.
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