Capo d’Orlando – D’improvviso si apre il dibattito sulle prossime Amministrative a Capo d’Orlando e ci si accorge che è un discorso monco ed unilaterale, come se da una parte ci fosse la minoranza — attiva nel proporre riflessioni di ampio respiro — e dall’altra un fitto mistero. Anzi, a leggere certa narrativa locale, sembrerebbe che per l’attuale amministrazione sia già tutto stabilito, con candidati già pronti e confezionati da offrire ad un elettorato consenziente, pronto a confermare la continuità al governo della città.
Ma la realtà politica racconta una storia ben diversa e decisamente più complessa. Dietro la facciata dei tatticismi e dei tentativi di delegittimazione contro chi prova ad aprire un confronto serio, emerge il vero nervosismo di una maggioranza che si trova oggi davanti a un vicolo cieco. Con la definitiva bocciatura della proposta di legge sul terzo mandato per i Comuni sotto i 15.000 abitanti, l’era del sindaco Franco Ingrillì giunge al capolinea naturale del secondo mandato. Questa scadenza tassativa ha letteralmente mandato in tilt la coalizione di governo, facendo scattare anzitempo una sotterranea ma feroce lotta per la successione. I segnali sono ormai evidenti a tutti: l’assessore Carmelo Galipò e il Presidente del Consiglio Comunale Cristian Geriotto sono palesemente già in campagna elettorale, impegnati in un posizionamento interno che è specchio di una spaccatura profonda. E le indiscrezioni di palazzo dicono che non saranno gli unici aspiranti della maggioranza a rivendicare un ruolo di leadership. Questa frammentazione ed i veti incrociati stanno logorando l’azione amministrativa, svelando un’impasse politica che nessuno riesce più a nascondere. A confermare lo scollamento tra il palazzo e il paese sono i dati. Abbiamo sondato l’opinione dei cittadini riguardo alla campagna elettorale che a breve coinvolgerà le personalità politiche della città paladina, e l’atteggiamento che emerge è di profonda delusione e sconcerto verso lo status quo:
il 30% degli intervistati spera che nuovi volti si affaccino sulla scena politica, aggregandosi e dando forza all’opposizione;
il 30% auspica che l’opposizione non desista dalle rigide operazioni di controllo portate avanti nei vari ambiti amministrativi, sforzandosi di comunicare ancora meglio con la popolazione l’attività svolta;
il rimanente 40%, deluso dalle forze in campo, dichiara che si asterrà o voterà per l’amministrazione uscente per pura rassegnazione, non credendo che Capo d’Orlando possa cambiare passo.
Questi numeri ci dicono che ben due terzi dei cittadini orlandini chiedono una svolta o guardano con estrema attenzione al lavoro della minoranza. Di fronte a questo scenario, il tentativo di ridurre il dibattito politico a polemiche personali o ad interpretazioni fantasiose sulle riflessioni altrui appare per quello che è: un’arma di distrazione di massa. Serve a coprire i nervi scoperti di chi, tra faide interne ed ambizioni personali, oggi non sa quale candidato sindaco proporre alla città e teme il giudizio degli elettori.
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