Gio. Mag 14th, 2026

Capo d’Orlando, Delocalizzazione cubature e monito di Legambiente. Commissioni deserte, mercoledì la verità in Aula.

​CAPO D’ORLANDO – Cemento, indici di densità record e il rischio di trasformare l’urbanistica in un “ufficio di cambio” per diritti edificatori. Alla vigilia della seduta di Consiglio Comunale del prossimo 6 maggio, l’atmosfera politica a Capo d’Orlando si fa rovente. Sul tavolo c’è la rivisitazione del Regolamento sulla delocalizzazione e il trasferimento delle volumetrie, un atto che deciderà il volto futuro del paese, ma che arriva in Aula tra polemiche feroci e un inquietante vuoto istituzionale.

​​Il primo dato che balza agli occhi è di natura politica: la Prima e la Terza Commissione Consiliare permanente, organi deputati per Statuto all’istruttoria tecnica e politica degli atti, non hanno potuto approfondire il regolamento. Il motivo? La sistematica mancanza del numero legale. Un’assenza di responsabilità che priva il Consiglio del necessario filtro istruttorio su una materia che tocca interessi economici e ambientali enormi.

​In questo silenzio istituzionale è piombata la nota d’allarme di Legambiente Nebrodi -Circolo “Tiziano Granata”. Il presidente Salvatore Gurgone ha messo nero su bianco i numeri di quella che definisce una “saturazione insostenibile”. Con una densità potenziale che rischia di superare i 2.000 ab/km² — contro una media nazionale dei comuni costieri di circa 400 — Capo d’Orlando è già un caso limite. Il rischio, secondo gli ambientalisti, è che il nuovo Regolamento permetta un “teletrasporto” illegittimo di cubature dalle periferie verso le zone di pregio (come il Centro Urbano), sfigurando definitivamente il paesaggio e aggravando il rischio idrogeologico. ​Legambiente non fa solo un discorso ecologista, ma lancia una sfida legale. Citando la giurisprudenza della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato, l’associazione ricorda che la cessione di cubatura deve rispettare tre principi inderogabili:

1.omogeneità

2.contiguità

3.invarianza dell’indice.

“La delocalizzazione non può essere un diritto incondizionato”, scrive Gurgone. Il timore è che una nuova perimetrazione dell’ambito urbano, che ignora le differenze tra zone storiche e zone di espansione, apra la strada a una pioggia di ricorsi e annullamenti in autotutela, esponendo l’Ente a pesanti contenziosi.

​​Tra le proposte di emendamento depositate da Legambiente figurano: lo stop al trasferimento di volumi nelle zone storiche (B0.S), l’obbligo di arretramento a 150 metri dalla battigia per i nuovi interventi costieri (per arginare l’erosione) e la tutela degli edifici risalenti alla prima metà del ‘900.

​Mentre le commissioni disertano il confronto, il tempo stringe. Il 6 maggio il Consiglio sarà chiamato a decidere se avallare un modello urbanistico “deregolato” o se accogliere le istanze di chi chiede tutela del suolo e trasparenza. La domanda che circola tra i corridoi di Palazzo Europa è una sola: i consiglieri comunali voteranno con “scienza e coscienza” o si limiteranno a ratificare un “ufficio di cambio” per il cemento?

​Su “INDELEBILI” seguiremo l’evoluzione di una vicenda che segnerà il destino di Capo d’Orlando per le prossime generazioni.


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