Capo d’Orlando – In una Capo d’Orlando che si appresta ad affrontare la stagione estiva, resteranno ancora accesi i riflettori sulla questione ormai “bollente” del nuovo Regolamento sulla delocalizzazione delle cubature. Infatti, almeno fino a metà giugno, data ultima fissata dal civico consesso per riportare in Aula la discussione del punto, l’argomento continuerà a tenere alta l’attenzione di tecnici, politici e cittadini. E si potrebbe affermare, con un piccolo margine d’errore, che proprio questo delicato argomento segnerà la linea dello “start” dell’avvio della campagna elettorale per le Amministrative orlandine 2027.
La strategia del rinvio e l’assenza dell’Assessore – La proposta di rinvio, nata su impulso di CambiAmo Capo, ha incassato il via libera della maggioranza, isolando i consiglieri indipendenti Fabio Colombo e Felice Scaffidi. Un atto definito di “generosità istituzionale” dal capogruppo Mangano, che ha ritirato la richiesta originaria per presentare un’istanza aperta a tutta l’assise. Pesa, però, sul dibattito l’assenza del “padre” del regolamento, l’assessore Aldo Sergio Leggio, la cui mancanza tra i banchi della giunta è stata duramente stigmatizzata dall’indipendente Colombo, che ha acceso i riflettori sul vuoto politico lasciato dall’ispiratore del provvedimento.
Lo scontro tecnico: la “logica” di Lo Cicero contro il voto di astensione di Gierotto – Il vero nodo della serata è emerso sulla domanda del consigliere Sandro Gazia. Il Responsabile dell’Area Tecnica, arch. Salvatore Lo Cicero, ha gelato l’aula evidenziando un paradosso: pur essendo i singoli emendamenti tecnicamente validi, la loro combinazione risultava incompatibile. Approvarli “al buio” avrebbe generato un corto circuito normativo.
In questo scenario, ha destato scalpore il voto di astensione del Presidente del Consiglio Cristian Gierotto, dichiaratosi contrario al rinvio. Una posizione, la sua, che si è scontrata frontalmente con le raccomandazioni tecniche di Lo Cicero, volte proprio a scongiurare il caos procedurale. Maggioranza tra “sfiducia” e battibecchi – Ma è all’interno della coalizione di governo che si sono consumati gli strappi più evidenti. La presentazione, in mattinata, di 5 emendamenti da parte della stessa maggioranza ha ingolfato l’Ufficio Tecnico per i pareri di regolarità, assumendo il sapore amaro di una “sfiducia” politica verso il testo originale.
La tensione è poi esplosa nel battibecco tra il Presidente Gierotto e il capogruppo di maggioranza Fardella. Quest’ultimo ha stigmatizzato con fermezza quello che ha definito uno “sconfinamento” del Presidente, accusandolo di un’impropria sovrapposizione di ruoli che ha minato la gerarchia e il rispetto delle funzioni interne al gruppo.
Incoerenze e “fretta” sospetta – Desta infine stupore la posizione dei due indipendenti. Colombo e Scaffidi, pur invocando velocità, hanno contribuito al rallentamento dei lavori depositando ben 9 emendamenti la mattina stessa della seduta. Un atteggiamento che stride con la loro storia politica: se Colombo è stato per trent’anni colonna delle passate amministrazioni, Scaffidi sembra oggi aver smarrito la “retta via” tracciata ai tempi dell’Operazione Verità. Mentre la maggioranza, pur tra tensioni interne, ha aderito alla linea della prudenza di CambiAmo Capo, gli indipendenti hanno scelto la via dell’autoesclusione. “Amministrare significa garantire regole armoniche – conclude la minoranza – non inseguire consensi mediatici con testi incoerenti”. La partita resta aperta: appuntamento al 15 giugno.
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