Ieri sera la Norvegia ha perso 2-1 contro l’Inghilterra dopo i tempi supplementari ed è uscita dal Mondiale. La corsa degli scandinavi, la Norvegia è un Paese di circa 5,5 milioni di abitanti – poco più dei siciliani – contro una delle potenze europee del calcio mondiale, si è fermata ai quarti di finale. Chi non aveva fantasticato che la Norvegia, come il pastorello Davide potesse, partita dopo l’altra, sconfiggere i vari Golia?
Ma se Francia, Spagna, Inghilterra ed Argentina sono risultate essere le più forti, cosa dire dell’energia e della perseveranza delle squadre africane, di quelle del Sud America, della Norvegia? Perchè è dagli sconfitti che i giocatori italiani dovrebbero trarre qualche insegnamento! Erling Haaland, non è un fenomeno, è il frutto di una ferrea disciplina impartita dalla cultura del calcio norvegese. Un altro esempio a cui ispirarsi potrebbe essere Mohamed Salah, attaccante della nazionale egiziana, di cui è capitano ed è considerato il più grande calciatore egiziano di tutti i tempi.
La vera domanda, quindi, che dovrebbe esser posta è: come si costruiscono intere generazioni di campioni? Una cosa è certa, africani e scandinavi, pur non avendo una tradizione di partecipazione ai Mondiali, da qualche decennio mostrano la loro competitività. La risposta potrebbe prendere forza dall’osservazione dell’organizzazione che alcune Nazioni dedicano alle scuole-calcio, che hanno come obiettivo primario quello di far innamorare del pallone i bambini piccoli sin dall’età di 6 anni.
In queste scuole non si insegna a vincere, ma a divertirsi. Infatti, per esempio, in Norvegia fino ai 12 anni non esiste la corsa alla selezione, non esiste l’ossessione di scegliere subito chi è bravo e chi no. Si dà a tutti l’opportunità di giocare perché si parte del principio che alcuni ragazzi sbocciano a 10 anni ed altri a 16. Nessuno può sapere chi ha la stoffa del campione e chi no. Anche Haaland dall’età di 6 anni si è cimentato nel calcio, sviluppando coordinazione, forza, equilibrio.
La Norvegia ha costruito il suo sistema di calcio pensando ai bambini, dando a migliaia di ragazzi la possibilità di giocare fino a 18 anni. Poi, da migliaia di giovani dilettanti che non hanno mai smesso di divertirsi, vengono fuori i campioni, che in questo caso sono Haaland, Ødegaard o Nusa.
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