Salvo Di Mattia (Dirigente Nazionale ALE-UGL) su stabilizzazione Asu

Non si può più stare in silenzio, siamo al 17 luglio e tutto tace in merito alla vertenza degli LSU, anzi si continua ad non applicare la normativa vigente e si propongono soluzioni discutibili e inapplicabili, peraltro già impugnati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha assunto i poteri del commissario dello Stato. Qualche gruppo parlamentare con delle scelte demagogiche vorrebbe proporre un percorso “illusorio” e privo di qualsiasi sbocco occupazionale, in palese contrasto ai richiami della Corte dei Conti  e alle vigenti normative nazionali e regionali e in particolare all’art. 11 della L.R. 8/2017 che disciplina la stabilizzazione occupazionale di tutti i lavoratori ASU facenti parte dell’ “Elenco Unico” di cui all’art. 30 comma 1 della L.R. 5/2014 e dell’  “Elenco Esuberi”, di cui all’ art.11  della L.R. 8/2017.
Le richiamate proposte legislative non trovano nessuna giustificazione perché sarebbero peggiorative della normativa vigente come evidenziato nelle reiterate Commissioni Parlamentari Lavoro presiedute dall’On. Sammartino dall’organizzazione sindacale ALE/UGL che aveva stigmatizzato gli ingiustificati ritardi nell’adozione delle prescrizioni della normativa vigente. Infatti aveva  chiesto espressamente alla Dirigente Generale Dott.ssa Garoffolo di fornire alla V° Commissione tutti i dati relativi agli ASU e in particolare se l’Assessorato aveva attivato tutte le procedure previste dalla legge vigente per iniziare l’iter di stabilizzazione.
A  tutt’oggi  la Dirigente Generale contrariamente agli impegni assunti  non ha posto in essere alcuna iniziativa consequenziale, rifiutandosi  di applicare la normativa vigente e invece agevolando il trasferimento in utilizzazione presso i Beni Culturali dei lavoratori ASU già utilizzati dagli Enti del privato sociale. Tutto ciò in violazione della normativa che obbliga tutti gli Enti utilizzatori del personale ASU ad assicurare agli stessi la copertura assicurativa e previdenziale,  INAIL e RCT, con conseguenti ed ingiustificati responsabilità  penali e patrimoniali per l’Amministrazione Regionale. Va stigmatizzato, altresì, il comportamento scorretto di qualche organizzazione sindacale che pur di racimolare qualche tessera in più, omettendo di spiegare la differenza tra “trasferimento finalizzato alla utilizzazione senza prospettive occupazionali” e “mobilità finalizzata alla contrattualizzazione presso Enti con idonee capacità assunzionali”, pubblicizzano come la vittoria sindacale del secolo il trasferimento dei lavoratori ASU  dal privato sociale ai BB.CC.AA. senza le obbligatorie coperture previdenziali ed assistenziali e soprattutto in assenza di un opportuno percorso di stabilizzazione occupazionale.
Pur consapevoli che questa nostra posizione potrebbe riscontrare la contrarietà di qualche lavoratore ASU, insistiamo sulla validità dell’articolo 11 della L.R. 8/2017 e sulla necessità della pubblicazione delle direttive consequenziali e stigmatizziamo qualsiasi accorciatoia legislativa che alla distanza si rivelerà contraria alle legittime aspettative di stabilizzazione dei lavoratori ASU. Naturalmente il trasferimento ai Beni Culturali Regionali non ci soddisfa e pertanto lo  consideriamo soltanto  il primo step di un programma più articolato comprensivo di una opportuna sanatoria per colmare le richiamate lacune etico legislativo. Infatti  si rende necessario intervenire urgentemente per farli  uscire dall’attuale “Area di Parcheggio” dei Beni Culturali Regionali per rimetterli  sulla strada maestra della “Mobilità” finalizzata alla utilizzazione presso Enti pubblici e/o Partecipate regionali  legittimati alla stabilizzazione occupazionale.
A tal proposito già da tempo abbiamo elaborato e presentato sia al Governo nazionale che al Governo regionale nonché alla Presidenza della V° Commissione Legislativa Parlamentare ARS una articolata “piattaforma programmatica” per la stabilizzazione occupazionale di tutti i lavoratori ASU indipendentemente dalle caratteristiche, pubbliche o private, dei  propri Enti utilizzatori.
Conclusivamente, non posso non stigmatizzare gli ingiustificati ritardi nell’erogazione degli assegni ASU mensili così come non posso non manifestare tutta la mia solidarietà e comprensione al personale effettivo del Dipartimento Regionale Lavoro, competente in materia di pagamenti LSU, che sono in stato di agitazione per gli impegni assunti e non mantenuti dall’Assessore al Lavoro, avendogli garantito che gli avrebbe riconosciuto una gratificazione economica per la grande mole di lavoro prodotto quotidianamente nonché il riconoscimento delle mansioni superiori come “dovuta regolarizzazione” dell’attività lavorativa effettivamente svolta indipendentemente dalla categoria di assegnazione.
Pertanto per la risoluzione delle richiamate problematiche ci siamo preoccupati di interloquire con la deputazione regionale per sollecitare la presentazione di emendamenti che se accolti potrebbero far tirare un sospiro di sollievo sia al personale ASU che ai dipendenti regionali nonché fornire all’Assessore al Lavoro e al suo Dirigente Generale quegli ulteriori strumenti per il definitivo avvio della stagione delle stabilizzazioni occupazionali anche per gli ASU dopo quella degli ex articolisti/contrattisti.

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