Un caffè inaspettato

Ho avuto l’inaspettato piacere di prendere un caffè con Antonella Papiro, la deputata alla camera del MoVimento 5 Stelle che a Capo D’Orlando fattivamente ha già operato per la comunità in prima persona occupandosi di diverse tematiche. Un merito le si deve per aver effettuato il primo collaudo dell’ascensore per disabili alla stazione ferroviaria del paese che malgrado fosse già stato installato in realtà non era mai stato messo in funzione.

Spesso immaginiamo che queste persone siano irraggiungibili e un confronto con loro non sia completamente possibile. Non tutti, d’altronde, sono così umanamente disposti ad approcciarsi con il prossimo, a sentire le problematiche e i disagi di coloro che ti circondano e quindi quando capita un occasione del genere, che non è da tutti i giorni, approfitti della possibilità di dialogare così amichevolmente con un rappresentante del Governo che con generosità dedica un po’ del suo tempo ad una persona che neanche conosce e ti rendi conto che in realtà è li per ascoltarti e non soltanto per sentirti. Inizi a credere, allora, che forse ancora una piccola speranza affinché in questa società ci possa essere qualcosa di buono, possa esistere.
All’inizio mi sentivo intimorita per chi mi trovavo dinnanzi e per il ruolo che ricopriva, e anche un po’ responsabile per la categoria che io stessa andavo a rappresentare: la paura di non essere chiara, di non riuscire ad esprimere a pieno le problematiche che stavo esponendo e il timore di non riuscire a sensibilizzare come avrei voluto le persone che avevo di fronte, si sono sciolte come neve al sole quando in maniera schietta e sincera l’Onorevole Papiro mi ha illustrato le proposte su ciò che hanno iniziato ad attuare al Governo, parlandomi di quali modifiche stanno apportando al piano welfare e i progetti che già sono in essere e quelli che verranno adottati, come ad esempio i due assi principali di cui si compone il loro programma: Il fondo per la non autosufficienza e disabilità e il Fondo per la non autosufficienza, i quali mettono a disposizione rispettivamente 580 e 591 milioni di euro, non scendo nei particolari perché non sono qui per fare cronaca ma solo per dire le cose dal mio punto di vista, e scusate se magari parlo perché chiamata in prima persona, ma la mia attenzione aumenta maggiormente nel momento in cui mi delucida sul Fondo per il diritto al Lavoro dei lavoratori disabili che prevede uno stanziamento di 150 milioni affinché le aziende siano adeguatamente disposte all’accoglimento di persone disabili nel proprio organico, e ulteriori 35 milioni di euro del Fondo per il Caregiver familiare.
Sapete quante persone sono nel centro della propria carriera lavorativa e all’improvviso la loro vita viene interrotta, cambiata, catapultata a causa di un malessere o una malattia improvvisa? Vogliamo poi parlare di coloro che per occuparsi di un figlio disabile, non solo devono rinunciare alla loro carriera ma a volte addirittura al proprio diritto lavorativo?
Ora mi chiedo: come siamo pronti a puntare il dito e dire le cose negative che i nostri politici fanno? Vogliamo essere altrettanto oggettivi ed essere positivi nell’apprezzare quello che realmente attuano?
Il neo della disabilità purtroppo è un argomento piuttosto doloroso e vasto nella sua complessità, spesso immaginiamo che la persona disabile sia limitata non soltanto nei movimenti e da un punto di vista sensoriale e intellettivo, ma anche emotivo. Vi posso assicurare, però, che non è così, perché le stesse anzi sono persone molto più sensibili di tante altre proprio a causa della loro condizione che il più delle volte è motivo per il quale vengono emarginate.
È brutto pensarlo e dirlo, ma spesso, la prima emarginazione avviene proprio con i familiari, perché gli stessi si sentono più dei badanti che dei padri o dei mariti e quindi di conseguenza le cose che vengono fatte o dette non sono più spinte dall’amore o dalla benevolenza per coloro che pensano di dover accudire e curare, quando in verità in primis sarebbero quelle da amare.
Sono molto grata all’Onorevole Papiro perché mi ha dato modo di poter elencare tutta una serie di situazioni che io stessa vivo in prima persona.
Nella mia vita purtroppo da più di 13 anni combatto con la disabilità, ma lasciate che vi dica la verità, puoi semplicemente immaginare come stia l’altro, il dolore che prova, il problema reale di non camminare o di non sentire, ma per quanto cerchi di immedesimarti malgrado lo stesso sia una parte di te, sangue del tuo sangue, in realtà solo nel momento in cui tu stessa ti trovi nella medesima situazione riesci a capire in pieno quello che si prova, perché lo stai vivendo sulla tua pelle.
Ho sempre lottato affinché mio figlio potesse avere malgrado le sue problematiche una vita più normale possibile nonostante i limiti che la sua condizione comportava, e seppur nel corso della sua vita abbiamo incontrato persone che ci sono state vicine, altrettanto ne abbiamo incontrate che ci hanno fatto pesare la sua condizione.
L’ultima problematica che abbiamo affrontato non è stata più di due anni fa, quando all’iscrizione delle scuole medie, ci si è visti costretti a creare una classe che potesse essere posta al piano terra, perché la scuola non era provvista nè di ascensori nè di montacarichi per poter accedere al piano superiore.
È vero che lo Stato già dal 1986 ha emanato dei Decreti Ministeriali con i quali va ad abbattere le barriere architettoniche ma purtroppo però non tutti gli enti pubblici si sono adeguati in tal senso. Dal mio punto di vista non ci si pone il problema seriamente fin quando non lo si debba affrontare di petto. Oggi però riesco a notare meglio alcune situazioni che per assurdo sono più problematiche ancora, perché mentre per i disabili in carrozzina comunque ci sono degli accessi agevolati, in realtà per i disabili sensoriali non ci sono gli stessi accorgimenti, non mi risulta che nella città di Messina o provincia ad esempio ci sia un solo percorso tattilo-vocale, né per attraversamento pedonale né alla stazione ferroviaria, né ancor di meno in supermercati o locali pubblici.
Eppure siamo così avanti nella tecnologia… riusciamo addirittura a fare cyberbullismo tramite smartphone, ma non riusciamo a trovare un sistema vocale che possa aiutare le persone non vedenti a camminare con più autonomia… come dicevo prima è un discorso davvero molto molto ampio, potremmo stare qui a parlare per ore ed ore e fare miliardi di esempi di cose che non vanno e che potrebbero essere fatte in maniera diversa, e allora perché non prendere i pochi segnali positivi che abbiamo per cercare di realizzare qualcosa di buono che possa essere fatto non soltanto per il nostro presente ma anche per un futuro migliore?
Come sarebbe bello se una volta tanto si riuscisse a mettere da parte le diversità razziali, politiche e soprattutto fisiche, cercando di costruire un’unica società volta a raggiungere uno scopo comune che possa essere quello di un benessere generale. La mia non è una visione utopica della realtà, ma semplicemente un sogno che spero si possa realizzare.
Facciamo uscire il bambino che è in noi e come dice Walt Disney “Se puoi sognarlo puoi farlo!”, quindi… non smettiamo mai di sognare un mondo migliore!

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